VIA CON ME


Editoriale del 1 gennaio 2018

Era un pezzo che aspettavo il pulmino sul muretto del benzinaio. Niente. I pischelli del villaggio di Nabi Saleh continuavano a darsele con gli israeliani, li vedevo rifugiarsi fra gli ulivi dopo ogni giro della sassaiola. Chi veniva dai posti di blocco segnalava la posizione dei soldati. Per me neanche il becco di un passaggio oltre la linea, e dovevo tornare a Ramallah per scrivere il pezzo, in pagina di sabato. Così m’incollo lo zaino, infilo le mani in tasca e prendo la strada che divide bambini sdruciti e teenager agghindati per l’armageddon. Sono questi ultimi a prendermi di mira, dal promontorio dove si trovano, duecento metri più in su. Mi tirano magnifiche parabole di gas lacrimogeno. Uno, due, tre, quattro, cinque cilindri piovono a dieci metri da dove passeggio. Non gli va che uno se ne infischi. Mi copro naso e bocca col braccio, tiro dritto. Al posto di blocco mi fermano, cincischiano con la borsa, mi lasciano proseguire per venti metri poi mi ordinano di tornare indietro. Foto al grugno da arabo, foto al passaporto, devo aspettare là con loro. Fatemi lavorare, cazzo, gli dico. Un coglioncello di vent’anni mi indica con il fucile la giusta posizione da mantenere, mezzo metro da dove sto. Ti rivolgi al cane di casa con quel tono, gli faccio. Mi scruta, non replica. A pochi metri una famiglia di palestinesi osserva la scena. Mi fanno cenno di unirmi a loro. Sorrido, faccio l’occhiolino, meglio di no. Mentre fremo si avvicina una soldatessa, una moretta. Mi si pianta davanti, blatera qualcosa in ebraico, morde il labbro inferiore poi si esprime sul mio eskimo: bellissima giacca, dice. Mi viene in mente Abu Ghraib, è un attimo, anche io mordo il labbro, ma per altre ragioni. Il capo pattuglia torna con una mappa: vedi, questa è zona militare. Se ti troviamo venerdì prossimo da queste parti considerati in galera. Insomma posso andarmene. Raggiungo l’arteria principale, faccio cenno alla prima macchina che passa. Ahmad, 23 anni e un impiego in banca, mi prende su, almeno fino a Bir Zeit. Poi pulmino per Ramallah, caffè, sigaretta, e via, a battere sui tasti.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

Raggiungo l’arteria principale, faccio cenno alla prima macchina che passa. Ahmad, 23 anni e un impiego in banca, mi prende su, almeno fino a Bir Zeit. (da VIA CON ME – Editoriale di Luca Foschi)

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