A CONFRONTO


Editoriale del 29 novembre 2019

 

Siamo diversi. In certi casi ci si sente orgogliosi della propria diversità, come una dotazione umana e culturale data per sempre. In altri ci marchia negativamente e non si vedono aggiustamenti. Per esempio nel rapporto con gli animali. Purtroppo abbiamo smesso di renderli sacri, che almeno limitatamente ad alcune specie funzionerebbe.

Vogliamo tutelare gli utilissimi pipistrelli? Rendiamoli sacri e tutti li rispetteranno, la gran parte almeno. Come facevano gli egizi per quanto riguarda i gatti, che a quei tempi non potevano disporre del Kit Kat.

Un esempio fra i tanti: quando a Cagliari fu sistemato per bene il monte Urpinu, con piccoli laghetti e camminamenti comodi, spazi ampi per tutti, ci fu l’accorrere di molti proprietari di cani, che finalmente trovavano uno spazio agevole per fare correre e sfogare i propri cani casalinghi. Cani di tutti i tipi, di tutte le taglie, al guinzaglio e liberi di scorrazzare, senza la museruola e senza la museruola, obbedienti o meno solo all’ordine ”siedi” o “dai la zampa”. Uno addirittura rispondeva all’ordine “dai la zampa al signore”. Non era raro il caso di padroni che provavano la forza del proprio cane, ovviamente a spese degli altri cani e anche del proprio, evento che non mettevano in preventivo. Era usuale sentire risuonare i rumori di rissa con le conseguenze del caso.

Ad Amsterdam stessa situazione al Vondel park, un grande parco ricco di laghetti, erba, di tutti i tipi, persone e animali, cioè cani. Intere giornate senza assistere a un bisticcio qualsiasi, come mai? Erano animali abituati alla convivenza pacifica, alla conoscenza senza rivalità, senza l’obbligo di soddisfare l’orgoglio del proprio padrone.

Un’altra mentalità. Un episodio da me visto: un cane si tuffa nel laghetto si fa una nuotata rinfrescante, esce fuori dall’acqua e si dà la famosa (in Sardegna) “scuttulata” per togliersi l’acqua di dosso. C’è caldo e tutti quelli intorno ridono prendendosi qualche lontano schizzo, quasi fosse uno scherzo. L’unico a prendersela, manco a farlo apposta, un italiano, casualmente un romano, visibilmente infastidito se non incazzato.

Una turista, rivolta a me:

– His he italian?

– I don’t know. I’m from Kirghisistan.

 

Nino Nonnis (Zoo Roastro)

 

Erano animali abituati alla convivenza pacifica, alla conoscenza senza rivalità, senza l’obbligo di soddisfare l’orgoglio del proprio padrone (da A CONFRONTO – Editoriale di Nino Nonnis)

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