COME CONTARE I FANTASMI


Editoriale del 25 febbraio 2016

Nei primi otto mesi del 2015, in Italia, ci sono stati 45.000 decessi in più rispetto all’anno precedente (ISTAT). Una mortalità di dimensioni mai osservate, quasi il risultato di una guerra o di una pestilenza. Come abbiamo fatto a non accorgerci che scomparivano così tante persone, presumibilmente anziane? Perché non le abbiamo salvate dalle complicanze dell’influenza o dalle ondate di calore di luglio? Una strage che non ha fatto nessun rumore, se non quello dei tappi delle bottiglie di champagne che saltavano nelle agenzie funebri. Non abbiamo contato i morti, intenti come eravamo a farlo con i vivi che arrivavano dal mare. È tuttavia affascinante l’interpretazione del fenomeno data dagli epidemiologi. Tra il 1917 e il 1920 in Italia, a causa della prima guerra mondiale e dell’epidemia di spagnola, sono mancati all’appello circa 250.000 bambini: morti prestissimo o mai nati per mancanza di un padre. Fantasmi che hanno attraversato un secolo: i più vecchi, ultranovantenni, dovrebbero essere scomparsi negli anni scorsi, senza avvisare. Ora però aumentano i decessi perché cresce il numero degli individui in carne ed ossa, nati dopo il 1920, che raggiungono la tarda età, i più a rischio. Con chi prendersela allora per tutti quei morti in eccesso nel 2015? La colpa non sarebbe del sistema sanitario, della nostra indifferenza o dell’inefficienza di chi è preposto al monitoraggio, ma del buco prodotto da 45.000 persone mai nate, mai cresciute, mai invecchiate, mai morte. Fantasmi insomma. Una vera disgrazia.

Marco Schintu
(Ufficio pesi e misure di Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

da Il caro estinto (1965) di Tony Richardson con Rod Steiger, James Coburn, Dana Andrews, John Gielgud

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