COSÌ È (SE VI PARE)


Editoriale del 19 novembre 2017

Gigantografie sui led fluorescenti negli aeroporti, in autostrada, nei corridoi dei centri commerciali. Rosy Abate, la mafiosa dagli occhi di lupo di Squadra antimafia è tornata da protagonista. Una fiction tutta per lei in prima serata. È cambiata Rosy, ha chiuso con Cosa Nostra, vuole una vita da cassiera del supermercato e un amore rassicurante. Ma il passato la perseguita. Nella prima puntata è un biglietto anonimo a ripiombarla nel male, un biglietto e la prova che suo figlio è ancora vivo. Se vuole rivederlo non deve che chiamare quel numero scarabocchiato su un pezzo di carta. E però quel numero ben leggibile lo chiamano anche molti telespettatori sociopatici all’ultimo stadio. Chiamano credendo di parlare con Rosy, chiamano per dire che la mafia non li spaventa, che lei è una criminale e tra poco saranno lì per ammazzarla. Peccato che il numero esista e sia quello di un tizio di Domodossola. Risponde la moglie e passa la notte a ricevere insulti e minacce. Una notizia da telegiornale, un fenomeno da studiare, questa dissociazione e il passaggio morbido e inconsapevole tra finzione e realtà. Intanto è morto Totò Riina. Ma finisce che torna nella prossima puntata. Perché nelle fiction di Canale 5 e in Cosa Nostra, purtroppo, nessuno muore per sempre.

Eva Garau (Precaria di Aristan)

COSÌ È (SE VI PARE) – Editoriale di Eva Garau

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