COZZE CRUDE DEL GOLFO


Editoriale del 19 giugno 2014

Si chiama “riprovazione sociale”. Consiste nel farti sentire una merda a seconda di come ti comporti e ti spinge, ad esempio, a fumare di nascosto, vergognandoti perché non riesci a smettere. A tavola la riprovazione sociale non è legata solo a una scarsa conoscenza del galateo. È aumentato il numero degli igienisti, dei moralisti, dei delicati di stomaco. E trovi sempre qualcuno che ti osserva, pronto a farti sentire un cafone non solo per come impugni o abbandoni le posate, perché mangi con la testa sul piatto o usi gli stuzzicadenti e il telefonino, ma anche per le tue scelte alimentari. Basterebbe fottersene, ma è comunque una sensazione sgradevole. Per evitarla vado di tanto in tanto a mangiare da “Franco il cozzaro nero”, una trattoria dove puoi ordinare formaggi puzzolenti senza che qualcuno ti guardi come se stessi per esumare il cadavere di tua nonna. L’ultima volta però un imbecille che mi sorvegliava dal tavolo vicino mi ha chiesto perché al posto delle cozze crude del golfo non mangiassi una buona minestra di patate e cozze, ricetta che prevede una profonda cottura dei mitili. “Si preoccupi solo della sua salute!”, gli ho detto. Ma quello ha insistito: “Ma ha visto il mare qua di fronte? Non ha paura dell’epatite? Non sa che mangiare anche una sola cozza cruda equivale a bere centinaia di litri di acqua sporca? Si rischia di meno a fare il bagno in una fogna”. Da allora le cozze crude le mangio a casa mia, da solo. E non mi faccio mancare una sigaretta alla fine.

Tony Cinquetti
(Etica gastronomica)COGLI L’ATTIMO

 

da Miseria e nobiltà (1954) diretto da Mario Mattoli, tratto dall’omonima opera teatrale (1888) di Eduardo Scarpetta. Con Totò

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