CRANI E CERVELLI


Editoriale del 23 maggio 2019

Il decreto Crescita 2019 fa ponti d’oro ai “cervelli in fuga”, sperando che rientrino a casa. Senza porsi il problema di distinguere tra cervello e cervello, nonostante sia dimostrato che se ne va una buona parte dei migliori ma anche una percentuale altrettanto significativa dei più scarsi. Chi è cresciuto come me negli anni della guerra fredda ricorderà che all’epoca una persona di intelligenza fuori dal comune veniva definita un “cranio”. Poiché in Italia di crani se ne incontravano pochi, il termine aveva finito per indicare, all’inverso, qualcuno particolarmente tonto. Nell’indifferenza generale sono stati molti i ricercatori (compreso il sottoscritto) che in quel periodo si sono trasferiti all’estero. Di “brain drain” (prosciugamento dei cervelli) si iniziò a parlare però, in tutto il mondo, solo alla fine del secolo, facendo riferimento alle persone di talento o di elevata specializzazione, in qualsiasi campo, che lasciavano il proprio paese. In Italia l’espressione fu malamente tradotta con la “fuga dei cervelli” (a fuggire erano solo i terroristi), a dimostrazione che si era capito poco del fenomeno. Infatti da noi la categoria dei “cervelli” è sempre stata amplissima. In pratica per essere considerato tale basta aver varcato la frontiera, indipendentemente dal quoziente di intelligenza: si ha cervello solo se si lascia il paese. Per quanto oggi esistano tutti gli strumenti per verificare quanto uno vale, soprattutto in campo scientifico, si continua a spingere perché tutti i cervelli rientrino, anche quelli che si sono trasferiti all’estero solo per evadere il fisco. Per la gioia di tutte le persone di talento che rimangono in Italia, disoccupate o mortificate. Dai “crani” che sono al governo.

Marco Schintu
(Ufficio pesi e misure di Aristan)

“Chi è cresciuto come me negli anni della guerra fredda ricorderà che una persona di intelligenza fuori dalla norma veniva definita un “cranio”. Poiché in Italia di crani se ne incontravano pochi, il termine aveva finito per indicare, all’inverso, qualcuno particolarmente tonto.” (da CRANI E CERVELLI – Editoriale di Marco Schintu)

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