CRONACHE DEL GATTOPARDO


Editoriale del 10 marzo 2019

Sono passate settimane dalla contrattazione tra governo e pastori sardi, dai viaggi a Roma, dalle berrite degli uomini del sud indossate dal ministro delle felpe. Le strade irrigate di latte in segno di protesta sono di nuovo secche, così le aspettative di quanti ci avevano sperato, nella ribalta nazionale contro gli industriali. Poco conta il dato storico: i consorzi fondati negli anni Cinquanta ormai andati a ramengo, la tradizione beffarda di un’isola che tra petrolchimico e miniere da sempre oscilla tra volontà di potenza e incapacità di rassegnarsi alla fine del tempo. Dalla memoria dei giornali riemergono altri sversi, in altri tempi. Raccontava l’Europeo nei primi anni Settanta lo sfascio dell’agricoltura incastrata tra produzione e prezzo al dettaglio, la frustrazione dei contadini ferraresi o tarantini. A cambiare era la frutta da buttare lungo i cigli della strada, per tenere alto il guadagno, in pugno i mercati. Pesche e pere nelle campagne di Imola, Ravenna, San Giovanni in Persiceto, mandarini a Massafra, a Palangiano. Tonnellate di frutta a macerare nei burroni. Vietato dire che si buttava via, per continuare a vendere una minuscola parte dei raccolti a prezzi che ingrassavano i commercianti, non certo i produttori. Che al popolo venisse piuttosto detto che ci si concimavano i campi, con gli zuccheri impazziti al sole, anche se ai campi la purea non faceva né bene né male. L’ipocrisia dei regolamenti nazionali, che vietavano la distruzione e disponevano che il prodotto venisse ceduto a enti benefici, si disvelava come mai prima. Col prezzo dei mandarini a seicento lire al chilo alla periferia di Milano e gli enti assistenziali che, tra scartoffie e permessi, arrivavano pigliarsi le vitamine quando queste erano ormai putrefatte. Un Paese schizofrenico, che crea e distrugge, piegato dalla mano affatto invisibile del mercato.  Il sud, soprattutto, in ginocchio, al laccio delle normative europee sempre in ritardo sulla realtà. Nel Settantasei non si scioglie neppure il sangue di San Gennaro. La curia napoletana dice che è colpa di «materialismo, ateismo, sensualità» che dominano una società ormai senza freni. La punizione divina per i costumi che si facevano dissoluti. Forse i vescovi non leggevano i giornali, non sapevano che peggio del divorzio c’erano i cumuli di frutta coperta di vernice (per legge, così da impedire che venisse venduta). E che ancora ci sarebbero stati nell’anno 2019, in Puglia.

Eva Garau (Precaria di Aristan)

CRONACHE DEL GATTOPARDO – Editoriale di Eva Garau

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