DANNATO CREPET


Editoriale del 7 gennaio 2013

Passeggiando fra gli scaffali di una libreria, ho notato un titolo allarmante: “I figli non crescono più”. Porca miseria, mi sono detto, che notiziona! Mio figlio Matteo Maria resterà per sempre un quattordicenne! Ora vado a dirglielo e vediamo come la prende. Poi ho letto che l’autore era Paolo Crepet e non sapevo se essere deluso o tranquillizzato. E’ come sparare sulla Croce Rossa, ma non ho resistito e ho deciso di scorrere almeno il risvolto di copertina. Dove l’impareggiabile ospite di “Porta a porta” si arrovella su questo tema increscioso: “Molti adolescenti di oggi non si sentono spinti a camminare da soli”. Problema irrisolvibile, perché, se fossimo noi a spingerli, non camminerebbero comunque da soli, ma dietro la nostra spinta. Incurante del ridicolo e delle buone maniere, ci pensa Crepet a esortare il giovane dal passo stentato: “Fa’ crescere dentro di te rabbia e sete per l’inquietudine”. Complimenti! Bell’insegnamento! Appena cammina, è già un teppista nevrotico! Incurante, oltre che della logica, anche del lessico, insiste: “Impara a dannarti senza perderti”. Forse voleva dire “Impara a perderti senza dannarti”: lo sentisse Dante gli spiegherebbe che chi è dannato lo è perché prima si è perduto. Più criptico e involuto, anche nella sintassi, il colpo di piccone finale: “Nessuno ti deve poter giudicare per gli errori che commetterai, ma semmai per le omissioni che ammetterai a te stesso”. Se sono omissioni e le ammette solo a se stesso, come facciamo noi a venirle a sapere e a giudicarlo di conseguenza? Che compito difficile educare con una tale confusione nel capo!

Fabio Canessa
(preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

da Il villaggio dei dannati (Village of the Damned 1960) diretto da Wolf Rilla

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