DANTE ALLA BUONA: IL SETTECENTENARIO COME UN’AMERICANATA


Editoriale del 27 luglio 2021

Tra tutti i libri autorevoli e strombazzati su Dante nell’anno del settecentenario, nessuno ha degnato di mezza segnalazione questo saggio edito da Fazi. Con qualche ragione, perché filologi e studiosi seri hanno di che inorridire. Però colmiamo noi la lacuna, visto che è firmato dal più spericolato e adorabile dei dantisti. Alla fine degli anni Novanta, il professor Richard Warrington Baldwin Lewis, anziano docente della Università di Yale, percorre le strade di Firenze alla ricerca delle tracce di Dante Alighieri. Tutto intento a leggere ogni lapide che, citando versi della Commedia, indichi i luoghi dell’infanzia del poeta, la chiesa dove Beatrice si sposò e la casa di Brunetto Latini, i palazzi dei Donati sul Corso e la Badia dove Boccaccio commentava l’Inferno. Accompagnato da amici fiorentini, si spinge fino ai poderi di campagna degli Alighieri, dopo Pontassieve, e addirittura nel Casentino, a visitare il castello dei conti Guidi, a Poppi, che accolsero il “ghibellin fuggiasco”, e la piana di Campaldino, quella della celebre battaglia. Si intrattiene col parroco Roberto Tassi, che gli fa da cicerone all’interno della cerchia antica. Frutto di quel viaggio e di lunghi studi sulle pagine dantesche, Lewis scrive una fresca e agile biografia critica, dove racconta, a partire dall’omicidio sul Ponte Vecchio di quel Buondelmonte che fu la scintilla della divisione fra guelfi e ghibellini, la vita e l’opera di Dante. Impresa che farebbe tremare vene e polsi a qualsiasi storico o letterato nostrano, intimidito di fronte a un soggetto così ingombrante e autorevole, ma che non sgomenta per niente il vecchio professor Lewis. Con piglio accattivante e divulgativo e una disinvoltura tutta americana, snocciola una narrazione insieme romanzesca e saggistica, riassumendo, con una scrittura vivace e un gran dono della sintesi, l’intera vicenda privata e artistica dell’Alighieri. Incurante degli scrupoli accademici, che invitano saggiamente a separare la letteratura dalla vita, prende per buono tutto quello che Dante racconta di sé: cavandosela con una scrollata di spalle rispetto ai dubbi degli specialisti (“se accogliamo il resoconto che ce ne fornisce Dante nella “Vita nuova”, cosa che, in fin dei conti, potremmo anche fare”), non esita a certificare che la famosa ballatetta di Cavalcanti fu dettata dalla morte incombente ed è convinto che la donna del “Convivio” avrà anche alluso alla Filosofia, ma era certamente anche una bella fanciulla di cui Dante si era invaghito, dopo averla scorta dalla finestra di casa sua. Il suo riassunto della Commedia ci serve francamente a poco, ma sono molte le curiosità e le notizie capaci di interessarci e sorprenderci. Temperata dalla cautela che ci impone la nostra formazione scolastica, a volte fin troppo rigorosa, ecco una lettura che si raccomanda agli studenti di buona volontà, se i loro accigliati insegnanti glielo permetteranno. Un libro propedeutico alla conoscenza del nostro maggiore poeta, che forse non si discosta troppo dalla realtà. E che costituisce anche il testamento del simpatico Lewis, scomparso ottantacinquenne vent’anni fa.
Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

“Con piglio accattivante e divulgativo e una disinvoltura tutta americana, snocciola una narrazione insieme romanzesca e saggistica.”
Da DANTE ALLA BUONA: IL SETTECENTENARIO COME UN’AMERICANATA – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

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