DELLE DITA E DEL LORO USO


Editoriale del 17 febbraio 2021

Gli antichi Romani avevano un codice sofisticato per la gestualità delle mani; dal famoso saluto legionario con la mano destra stretta a pugno portata sul petto e poi tesa in avanti all’altezza del volto, a quello dei miliziani che si salutavano stringendosi gli avambracci per comunicare solidarietà e amicizia, al gesto dell’ADLOCUTIO (mano interamente distesa, con l’indice leggermente sollevato verso l’alto) con il quale si richiamava l’attenzione di un auditorio prima di discorso (un esempio è il monumento equestre di Marco Aurelio), alla MANUS AD INDICEM o DIGITUS SALUTARIS (mano sollevata con l’indice teso e le altre dita piegate) di Ottaviano Augusto (non c’è unanimità tra gli esperti sull’interpretazione del gesto di Ottaviano, alcuni vi vedono un’Adlocutio).
Oltre alla codificazione di quei gesti nobilmente espressivi, ai cittadini dell’antica Roma si deve anche la diffusione in tutto l’Impero di un gesto decisamente ignobile ma altrettanto espressivo, il DIGITUS IMPUDICUS, oggi “dito medio”. Il gesto del DIGITUS IMPUDICUS, però, non è un’invenzione dei Romani, e neanche dei Greci, come vorrebbe qualche storico; secondo alcuni antropologi e primatologi, il dito medio sarebbe un gesto antichissimo, addirittura preumano. “Sarebbe”, ma non è certo. Infatti non ci sono evidenze che le scimmie usino o abbiano mai usato il “dito medio”, se non per imitazione; è certo invece che se glielo mostrano la prendono male e possono reagire peggio di certi Agnelli.

Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)

“Non ci sono evidenze che le scimmie usino o abbiano mai usato il “dito medio”, se non per imitazione; è certo invece che se glielo mostrano la prendono male e possono reagire peggio di certi Agnelli”.
Da DELLE DITA E DEL LORO USO – Editoriale di Marianna Vitale (Spigolatrice di Aristan)

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