DEUTSCHLAND UBER ALLES


Editoriale del 27 gennaio 2015

Leggiamo con sconcerto sul Corriere della Sera del 23 gennaio (pagina 8, se non ci credete) la risposta data da Angela Merkel al giornalista che le ha chiesto che cosa la rendesse più orgogliosa della sua Germania: “I nostri infissi, che si chiudono isolando perfettamente le finestre”. Come recita un’ottava memorabile dell’Orlando Furioso: “Tre volte e quattro e sei lesse lo scritto/ quello infelice, e pur cercando invano/ che non vi fosse quel che v’era scritto;/ e sempre lo vedea più chiaro e piano:/ ed ogni volta in mezzo il petto afflitto/ stringersi il cor sentia con fredda mano./ Rimase al fin con gli occhi e con la mente/ fissi nel foglio, al foglio indifferente.” Abbiamo sostituito “foglio” a “sasso”, ma per il resto Ludovico Ariosto ha descritto perfettamente il nostro sgomento dopo la lettura. Una risposta così idiota e stralunata sarebbe stata inammissibile anche formulata dal governatore del Liechtenstein o della Repubblica di San Marino. Detto della Germania poi sfiora il surreale. Avendo a disposizione Bach e Beethoven, Goethe e Holderlin, Durer e Grunewald, Murnau e Fritz Lang, nonché tutti i filosofi da Kant a Heidegger, di che cosa va orgogliosa la Merkel? Degli infissi alle finestre. Poteva dire Marlene Dietrich o i fratelli Grimm, ma perfino l’ispettore Derrick faceva la sua porca figura rispetto agli infissi delle finestre. Meglio allora i würstel o la birra. Poi dice che uno è qualunquista se disprezza i politici per la loro povertà culturale e non si riscalda per l’Europa. Per forza l’Islam è destinato a conquistarci, ha ragione l’Houellebecq di “Sottomissione”. E pensare che quel brav’uomo di Matteo Renzi, che a questo punto giganteggia come uno dei sette savi, ha guidato la Merkel a visitare gli Uffizi e le Gallerie dell’Accademia di Firenze. Doveva portarla alla Monno Serramenti di via Mariti e chiudercela con infissi che isolano perfettamente le finestre. E le porte.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

da La casa dalle finestre che ridono (1976) diretto da Pupi Avati e scritto dal regista con il fratello Antonio, Gianni Cavina e Maurizio Costanzo. Con Lino Capolicchio

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