DI MAMMA CE N'È UNA SOLA


Editoriale del 18 agosto 2015

Kuan-Yin Tsui è un cinese della provincia del Sichuan. Cresciuto in un orfanotrofio e diventato un uomo di successo, ha sentito da adulto la mancanza di affetti familiari e, soprattutto, di un genitore che fosse orgoglioso di lui. Così ha offerto un milione di yuan (poco meno di 150 mila euro) a qualsiasi donna sia disponibile a diventare la sua mamma. Lo potete trovare ogni giorno nel parco di Fanghu, con una lanterna, una scritta col suo numero di telefono e una vaschetta piena di soldi. Se siete interessate ad adottarlo, basta avere minimo 57 anni, essere educate e non avere mai assunto droghe. Nel caso si presentino più candidate, Kuan-Yin si riserva il diritto di scegliere quella con la quale scatterà maggior feeling. Il caso, unico al mondo, ha scatenato la stampa e gli opinionisti cinesi: un fenomeno di adozione alla rovescia, che garantisce alla fortunata denaro e serenità, perché il figlio è già cresciuto bene e ha dato molte soddisfazioni. Si tratta solo di raccogliere i frutti che il bravo figliolo ha seminato, bene, da solo. Ma è mai possibile costruire a tavolino un rapporto complesso e delicato come quello madre-figlio? Il regista coreano Kim Ki Duk non lo pensa e ci ha costruito il suo capolavoro “Pietà”, sfiorando il vertice della sua arte crudele e straziando lo spettatore con un plot durissimo e immagini violente, ad alta densità emotiva. E’ la storia del tirapiedi sadico e spietato di un usuraio (va in giro a storpiare i debitori insolventi) che ritrova a trent’anni la madre che lo abbandonò in fasce. Dapprima la tortura e addirittura la violenta; ma poi, vinto dall’atteggiamento amorevole e remissivo di lei, si trasforma fino a una commovente e ridicola regressione all’infanzia. Lo aspetta una sorpresa bruttissima. Esempio di cinema purissimo, dove il turpe sfocia nel sacro, lo sgomento si vela di ironia e la pietà trova un’inedita chiave di lettura: un cazzotto allo stomaco medicato dalla carezza della poesia. Ma non lo pensano neppure i Beatles, che cantavano “Can’t buy me love” a chi voleva comprarsi l’amore di una ragazza. Comprarsi quello di una madre ci sembra un’operazione ancora più ardua.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

Can’t Buy Me Love (John Lennon e Paul McCartney 1964) è un brano dei Beatles

  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA


  • CIAO NADIA