DIO LI FA E POI LI ACCOPP(I)A


Editoriale del 12 novembre 2019

Tristissimo lo scorso venerdì, giorno in cui sono morti Fred Bongusto e Remo Bodei. Uno dei grandi della musica italiana di ieri e uno dei pensatori più profondi e fini della cultura di oggi. Il crooner delle estati anni Sessanta capace di far nascere amori sulle rotonde sul mare e il filosofo delle università più prestigiose capace di esprimere con chiarezza cristallina concetti di complessa intelligenza. L’uscita di scena in contemporanea di personaggi che, in campi così diversi, hanno nutrito il nostro immaginario fa vagare i nostri pensieri sull’orme che vanno non al nulla eterno foscoliano, ma al contrario a una sorta di manzoniana Provvidenza. Che ci avrà voluto suggerire il logos divino? E quale compagno vorremmo con noi, il giorno che ce ne andremo, per incamminarci insieme verso l’altro mondo? I viaggi in coppia per il Paradiso dei registi sono stati frequenti e significativi: il 20 dicembre 1999 morirono sia Robert Bresson, maestro del cinema d’autore più rigoroso, poetico e introspettivo, che Riccardo Freda, solido artigiano di horror, peplum, cappa e spada e dei film di Maciste. Enrico Ghezzi ebbe a dire che ci avevano lasciato contemporaneamente il corpo e l’anima del cinema: e siccome Ghezzi è Ghezzi e non Marzullo, specificò paradossalmente che Bresson era il corpo e Freda l’anima. Di sicuro i due rappresentavano due modi lontanissimi, quasi opposti, di fare film. Una forte sintonia c’era invece tra l’arte di Ingmar Bergman e quella di Michelangelo Antonioni, due giganti del cinema più nobile, colto, inquieto e lacerante, morti entrambi il 30 luglio 2007: immaginarseli chiacchierare amichevolmente insieme, in modo complice e appassionato, mentre si presentano davanti a San Pietro, è una sequenza onirica di culto per cinefili visionari. Paolo Villaggio diceva spesso di temere di morire lo stesso giorno di qualche personaggio più importante e famoso di lui che gli oscurasse la dipartita. In quel senso gli è andata bene, perché quel 3 luglio 2017 morirono due campioni di scacchi ignoti ai più: l’ucraino Volodymyr Malanjuk e l’israeliana Tatjana Zatulovskaja. Ma il compagno di strada più modesto potrebbe vantarlo Alfred Hitchcock: ricordo benissimo che il 29 aprile 1980, giorno della sua scomparsa, morì Meo, il gatto del mio amico Giovanni Fiaschi. In questo caso l’accoppiata è meno facilmente decifrabile, se non con una vaga somiglianza tra il muso di Meo e il volto del re del brivido.

 

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

 

Il crooner delle estati anni Sessanta capace di far nascere amori sulle rotonde sul mare (da DIO LI FA E POI LI ACCOPP(I)A – Editoriale di Fabio Canessa)

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