DIRITTI AL CIRCO


Editoriale del 24 luglio 2017

Qualche giorno fa la truppa dei circensi italici si è raccolta in protesta a Roma. Oggetto della contestazione l’imminente voto in senato del DDL 2287-bis, con il quale si accelera il processo di progressiva eliminazione dell’utilizzo degli animali nei circhi. Alcuni fra i nobili della gloriosa tradizione citavano Fellini come luogo rappresentativo dell’ineliminabile contributo garantito dalle bestie alla cultura nazionale. I più caciottari, per esempio il senatore Gasparri, notavano come in famiglia cani e gatti godessero di diritti e affetti superiori a quelli concessi all’homo sapiens, categoria tassonomica oggigiorno davvero slabbrata. Il governo italiano segue una tendenza europea che io trovo sacrosanta. Il problema (secondo un trucco ormai organico nel discorso pubblico) è schiacciato sulla qualità della schiavitù, e la schiavitù in sé va a farsi friggere. Dove sta scritto che gli animali debbano stare a servizio? Non bastano miniere, fabbriche e call-center? Voglio gli animali liberi, dalle aquile ai pesci rossi. Sogno di poter parlare con una bistecca come Santiago con il marlin nei mari di Cuba. Insomma basta lavoraci su, essere radicali. E poi, statistiche alla mano, il tendone che più ha raggranellato negli ultimi anni è il Cirque du Soleil, popolato da soli esseri umani. Gli altri, i nostri, sopravvivono grazie ai finanziamenti garantiti da una vecchia legge dello spettacolo. Paghiamo insomma per lo spettacolo osceno del leone triste e rincoglionito. Come per Gasparri.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

statistiche alla mano, il tendone che più ha raggranellato negli ultimi anni è il Cirque du Soleil, popolato da soli esseri umani. (da DIRITTI AL CIRCO, editoriale di Luca Foschi)

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