DISPOSITIVI SENSIBILI


Editoriale del 30 novembre 2012

Ho sempre guardato ai dispositivi ‘hardware’ come a delle cose inanimate, ma recentemente le mie certezze hanno cominciano a vacillare. Credo che abbia a che fare col mio corpo. Andando avanti con gli anni ho scoperto che il mio fisico, fatalmente, si sta deteriorando, che ha dei possibili punti di rottura e che mi sto lentamente avviando verso l’estinzione. Ebbene, come accade a molti, non mi sono arreso: ho cercato di correre ai ripari. La cosa strana è che ho cominciato a fare la stessa cosa con l’hardware, con le cose apparentemente prive di vita. I dispositivi hardware quando smettono di funzionare di solito finiscono direttamente nella spazzatura; solo chi coltiva la nevrosi dell’accumulo li seppellisce pietosamente in qualche scatola con l’idea che in un futuro prossimo possano donare qualche organo a beneficio di qualche dispositivo più giovane.
Ma per me ora c’è una nuova categoria di dispositivi per i quali si verifica un difetto, un problema che comunque si può risolvere. E qui mi accanisco.
Forse per un’empatia segreta con quello che accade nel mio corpo, mi applico tenacemente perché questi oggetti non ‘muoiano’. Il fatto che siano riparabili li rendi vivi e diversi da quelli clinicamente morti. È come se segnalassero la loro debolezza momentanea con un ‘glitch’ dello schermo o con il lampo di una scarica. È inutile dire che la scienza, la mia scienza, ripete che non c’è vita nei dispositivi hardware. Io ormai non ci credo più.

Alessandro Chessa

COGLI L’ATTIMO

 

da Ritorno al futuro (Back to the Future 1985) diretto da Robert Zemeckis e interpretato da Michael J. Fox e Christopher Lloyd

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