DOMANI, A CAMPO DE' FIORI


Editoriale del 22 aprile 2019

Roma, 22 aprile 2224 – Domani, dopo sette anni e sei giorni terminerà il pontificato di papa Brandon III. Il mio pontificato.
Quando ho varcato il Soglio Pontificio i cristiani erano – comprese le colonie spaziali – l’81% di tutta la popolazione. Ma era un cristianesimo falso e strumentale: esaltava l’ubbidienza passiva, forniva soluzioni prêt-à-porter, inventava mode, ispirava superstizioni. Non aveva niente a che fare con Gesù.
Ora i cristiani sono meno della metà, ma sono un po’ più veri.
Durante tutto il tempo che mi è stato assegnato ho cercato di recuperare la parola “gratis” al suo senso originario: “per grazia”. Ho combattuto l’avidità degli sciacalli mistici, l’esibizionismo degli influencer spirituali, il rigore peloso dei moralisti. Ho investito il patrimonio superfluo della Chiesa in opere di bene. Ho destituito i santi fuorvianti. Ho beatificato poeti di tutti i tipi. Ho ridotto il clero ai minimi termini…
Domani in piazza Campo de’ fiori, di fronte alla statua di Giordano Bruno, verrò denudato, legato a un palo e arso vivo. Il prezzo del biglietto per lo “spettacolo” è alto, ma l’incasso, dicono i cardinali apocrifi che mi hanno condannato, verrà devoluto in beneficenza. Poi le mie ceneri saranno disperse nel Tevere e tutto ciò che ho fatto, tutto ciò che ho detto, tutto ciò che ho pensato si dissolverà con me. Subirò un’esemplare “damnātio memoriae”.
Persino le parole che state leggendo spariranno dalla vostra mente.
“De profundis clamo te, domine”; dall’abisso ti chiamo, Signore.
So che mi stai ascoltando.

Filippo Martinez (Papa Brandon III)

““De profundis clamo te, domine”; dall’abisso ti chiamo, Signore.” Da DOMANI, A CAMPO DE’ FIORI editoriale di Filippo Martinez

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