DUELLO IN WOODSTOCK STREET (UNA NOVELLA NATALIZIA)


Editoriale del 23 dicembre 2013

Quella notte c’era tutta Woodstock street ad assistere al duello fra Gimmy Spadafora e Gregorian Cartarescu. Veniva giù una pioggerella leggera e fitta come fosse borotalco. Oxford street accanto si era smosciata e poche anime la percorrevano assorte, come tuareg in un deserto di luci elettriche. Noi dello Gnocco d’oro stavamo fuori dalla porta insieme ai pochi clienti rimasti. Un distinto signore scozzese aveva ripiegato la pizza ai funghi e masticava concentrato sulla soglia. La gelatina del ciuffo di Gimmy andava lenta sulle tempie rispetto alla pioggia e il sudore. Gimmy vendeva rose a Londra dal 1984. Sfuggito all’assedio dell’aids di Figline Vegliaturo, Cosenza, aveva cominciato con il cesto tre giorni dopo il suo arrivo. Un lavoro passatogli da un conterraneo, un certo Luigi, andato a sputtanarsi i risparmi in Messico. In 25 anni di scarpinate per il West End Gimmy aveva messo su pancia, comprato casa, sposato una donna filippina e una ucraina. Ora, con due figli che non lo vogliono sentire nemmeno per telefono, migra d’estate verso Manila. Ha comprato dei terreni e una casa nell’entroterra e si vanta di scopare una femmina diversa ogni giorno, comprese due ex cognate. Gimmy porta dei pantaloni ben oltre la linea dell’ombelico su un torace tozzo, mussoliniano, reso geometrico dalla camicia perfettamente stirata. Gimmy aveva costruito il suo impero su una cesta con 100 rose vendute a una sterlina e un passo svelto e instancabile. “Any rooooose ladies and gentlemen” era il suo grido di battaglia appena dentro le sale invase dall’aglio. Mentre voi e io lo osserviamo ha lo stesso ciuffo banana di quando è arrivato e in mano un coltello per la carne sfilato al tavolo n°2 vicino all’uscita. Di Gregorian invece sappiamo poco. Vent’anni, accucciato dentro una giacca sovietica col pellicciotto sul collo, negli occhi gli galleggia la bilirubina, un velo giallognolo dietro cui si nasconde una disperazione bella e avvelenata. Viene dalla periferia di Bucarest e l’hashish che gira è buono e a buon prezzo dice il lavapiatti portoghese, Culo d’acciaio. Gimmy aveva minacciato Gregorian più volte. Quello era il suo territorio. Trovarlo pochi minuti prima sul tavolo 17 che intascava tre sterline aveva fatto esondare il suo sangue calabrese. Mentre lo osserviamo, Gregorian, voi ed io, mostra in un ghigno beffardo gli incisivi macchiati di nicotina e col pollice estende la taglierina che di solito usa per steccare il fumo. A questo punto la camera si solleva e abbraccia i duellanti e il crocicchio di curiosi intorno. Poi, sempre più in alto, fino a cogliere l’intero West End notturno, ripresa che cerca di innestare i personaggi in uno spazio metropolitano che è anche metafora di tempo. Poi ridiscende, morbida, fino al primo piano di Margherita, una delle cameriere dello Gnocco che gira l’angolo e si ferma a contemplare la scena. Ha 18 anni e le labbra in un broncetto rosso e gli occhi piccoli, scuri e gentili, un cappuccio sul capo e una ciocca di capelli aggrumati dalla pioggia. È venuta a prendersi le mance settimanali. È una giovane punk sarda, di Selargius. E senza dire niente si avvicina a Gimmy, gli prende il volto fra le mani e lo bacia leggera sulla fronte. Prima di voltarsi gli dice sette parole. Poi attraversa i dieci passi, dice qualcosa a Gregorian nell’orecchio. Bacia anche lui, sulla fronte. Procede decisa verso l’entrata, spaccando la folla a metà e sparendo nelle scale che portano in cucina. Ora ci sono anche le lacrime insieme alla gelatina e al sudore e alla pioggia sulle tempie di Gimmy. Gregorian ripone la taglierina, raccoglie le rose, gira sui tacchi e pensoso si dirige verso Bond Street. Gimmy afferra il cesto e col passo un po’ più lento vola verso i ristoranti di Sant Christopher Place. Lo staff e i clienti si ricongiungono al tepore del ristorante e a un nuovo brusìo. Fuori resta solo il signore scozzese. Fa un piccolo rutto che nessuno può sentire. Poi sussurra “fuck”, e rientra.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan war’s correspondent)
foschiluca.com

COGLI L’ATTIMO

 

da Per un pugno di dollari (1964) di Sergio Leone con Marianne Koch, José Calvo, Clint Eastwood, Gian Maria Volonté.

  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA


  • CIAO NADIA