È ARRIVATO L’ADDESTRATORE


Editoriale del 10 gennaio 2020

Addestrare un animale è un sogno di molti. Per qualcuno è una realizzazione perseguita con determinazione. Comporta impegno e me ne giustifico la fatica se poi riusciamo a creare un cane pronto a recitare in un film, meglio se americano. In quel caso possiamo fare un sacco di soldi rischiando solo la depressione che sta in agguato dietro la caducità del successo.

Il cane è contento se solo fa felice il suo padrone anche se non si spiega che gusto ci sia a fargli fingere di essere morto, altre volte ferito, cosa più difficile ancora. Capisce solo che queste interpretazioni portano a una ricompensa in cibo. In effetti va a finire che molti cani mangiano solo ricompense.

Da piccolo vidi al circo Zanfretta, famoso per la sua inadeguatezza, ma proprio per questo a noi caro ricordo, vidi, dicevo, un asino contare con gli zoccoli per rispondere alle domande del padrone. Doveva esserci un codice d’intesa tra l’asino e l’istruttore, una bella gara di abilità tra i due. La vera eccezionalità era che l’asino non aveva dita per aiutarsi e aveva 4 talloni d’Achille.

Riusciva a fare piccole moltiplicazioni e divisioni, a mente, con una velocità che certi miei compagni non riuscivano ad avere. Ma loro non avrebbero incuriosito nessuno. Il loro sogno era quello di essere definiti asini dal maestro.

Tornai al circo il giorno dopo, incuriosito anche da una trapezista ed ebbi la conferma: sempre le stesse domande, non erano mica casuali. Si trattava di un rituale associativo maturato nel tempo. Mi stupiva solo che molti gli credessero. Io pretendevo che l’addestramento non comportasse violenze fisiche.

Diverso è il caso dei dilettanti, quelli che insegnano al proprio cane a sedersi, cosa sempre utile, a rizzarsi in piedi, nel caso ci sia davanti un cane più alto che ti impedisce di vedere, a dare la zampa, per salutare uno che magari non saluta mai, a saltare dentro un cerchio di fuoco, evento molto frequente.

Il mio cane ogni tanto mi poggia sopra una zampa e lo sto addestrando a non farlo quando c’è gente. Le mie voglie dimostrative appartengono a me: mi piace far vedere come sono sollecito io ai suoi richiami. Lo sto addestrando a rispondere al cellulare, mi basterebbe che dicesse “Attenda in linea”.

 

Nino Nonnis (Zoo Roastro)

 

Il cane è contento se solo fa felice il suo padrone anche se non si spiega che gusto ci sia a fargli fingere di essere morto, altre volte ferito, cosa più difficile ancora. Capisce solo che queste interpretazioni portano a una ricompensa in cibo. In effetti va a finire che molti cani mangiano solo ricompense (da È ARRIVATO L’ADDESTRATORE – Editoriale di Nino Nonnis)

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