E' DEL CINEMA IL FIN LA MERAVIGLIA


Editoriale del 22 novembre 2016

animalifantastici

Secondo Stendhal, il romanzo a volte riflette l’azzurro del cielo, a volte il fango delle pozzanghere sulla via. Chi è rimasto ancorato alla dimensione mimetica dell’arte moderna, espressa al meglio da questa frase dell’autore del “Rosso e il nero” (che ne fu uno dei più geniali rappresentanti), si troverà a disagio con il cinema contemporaneo della nostra età postmoderna. Nella quale la mimesi del film non riflette la realtà ma la nostra immaginazione, non rispecchia il vero bensì i sogni. I prodotti che si rifanno ai generi tradizionali risultano epigonali e irrilevanti, stanchi e spompati (ne sono esempi recenti “La ragazza del treno” e “I magnifici sette”, fiacchi tentativi di rianimare il giallo e il western, per tacere, per carità di patria, degli italiani). Se volete capire, come diceva Costanzo, cosa c’è dietro l’angolo e tracciare il profilo del grande cinema del Duemila, vedetevi “Animali fantastici e dove trovarli” e “Doctor Strange”, due spettacolari kolossal che attingono dalle due saghe più significative della nostra epoca: Harry Potter e la Marvel. Sotto l’involucro coloratissimo del giocattolone di lusso, le due opere nascondono tutte le questioni importanti della modernità, debitamente aggiornate. Ad esempio, che il male sia il “tempo divoratore” lo diceva già il sonetto 19 di Shakespeare. Ci si arrovella ora il dottor Strange, un luminare della chirurgia arrogante e ambizioso, che un incidente d’auto e un apprendistato zen a Katmandu trasformano in un supereroe capace di manipolare corpo e anima, spazio e tempo. Come fa anche il talento eccezionale del regista visionario Scott Derrickson, con un digitale 3D strepitoso al cui confronto Escher sembra un realista. Oppure il tema del diverso, inaugurato da Gregor Samsa e oggi cucinato con le salse più banali e melense dalle didascaliche fiction televisive, che ha trovato la migliore espressione negli X-Men e nella divisione tra maghi e babbani (assai più appassionante di quella di chi voterà sì o no al referendum sulla Costituzione) inventata da J.K. Rowling. La quale, sceneggiatrice di feconda creatività, ha trasformato il prequel di “Harry Potter” in un sorprendente spettacolo coi fiocchi, ricco di fantasia e ironia. C’è da lustrarsi gli occhi per due ore, indecisi se ammirare di più le splendide scenografie che ricostruiscono la New York del 1926, gli sbalorditivi effetti speciali 3D, l’incanto magico che popola il film di miriadi di mostri buffi o spaventosi, le sottili citazioni cinefile (Ezra Miller è un Peter Lorre di oggi) o gli azzeccati personaggi dei buoni (gli ottimi Redmayne e Fogler) e dei cattivi (Johnny Depp mutato in Colin Farrell). Sono film che riflettono un cielo digitale e un fango da cartone animato, quindi più in sintonia col nostro immaginario hi-tech, che risemantizza il barocco del cavalier Marino. Quello che diceva “è del poeta il fin la meraviglia”.

Fabio Canessa
(preside del liceo olistico “Quijote”)


Se volete capire, come diceva Costanzo, cosa c’è dietro l’angolo…
(da E’ DEL CINEMA IL FIN LA MERAVIGLIA editoriale di Fabio Canessa)
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