È IL VINO L’ELISIR DI LUNGA VITA?


Editoriale del 10 agosto 2017

Sulle qualità nutrizionali del vino produttori e consumatori ripongono da tempo grandi speranze: contiene antiossidanti, sali minerali e via elencando, sostanze potenzialmente in grado di proteggerci da terribili malattie. Peccato per la presenza dell’alcol, che magari vanifica tutto, ma è sempre meglio non disperare. Basta chiederlo ai sempre più numerosi ultracentenari, perlomeno a quelli in buona salute. Mummie centoventenni vengono così assediate giorno e notte da frotte di rompiballe per cavargli sangue e urine da analizzare o per estorcergli il segreto della vita eterna, posto che valga la pena di viverla. Come hanno fatto ad arrivare a quell’età? Oltre alla genetica e al culo (nel senso di essere stati solo sfiorati dalle tegole) non sarà stato il vino a renderli immortali? Fateci caso: nessun vegliardo, almeno finché è in grado di scuotere la testa, nega di bere o di avere bevuto vino. Ma quanto e per quanto tempo? Un bicchiere, due bicchieri, un litro al giorno? Sin da quando era un moccioso? L’ultracentenario non sente, non capisce, non ricorda. Forse non si augurava di vivere così a lungo. Non era per questo che beveva.

Marco Schintu
(Ufficio pesi e misure di Aristan)

L’ultracentenario non sente, non capisce, non ricorda. Forse non si augurava di vivere così a lungo. Non era per questo che beveva (da È IL VINO L’ELISIR DI LUNGA VITA? editoriale di Marco Schintu)

da Lo chiamavano Trinità ( 1970) diretto da E.B. Clucher. Con Terence Hill e Bud Spencer

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