ELOGIO DEL DILETTANTE ESTREMO


Editoriale del 29 luglio 2019

Una delle tante possibili, manichee, classificazioni dell’umanità è quella che la divide fra dilettanti e professionisti. Nell’uso comune vengono definiti professionisti quelli che, retribuiti, operano – o dovrebbero operare – con professionalità (insopportabile, abusatissima parola), vale a dire con competenza e scrupolo; mentre dilettante è colui che opera in modo superficiale e “folcloristico”. Ebbene l’uso comune non rende giustizia alla parola “dilettante”. Dilettante, infatti, è il participio presente di dilettare (dal latino “delectare”, intensivo di “delicere”: allettare; composto da “de” e “lacio”: attiro nel laccio) e definisce chi agisce per il proprio diletto, per il proprio piacere, anche quando la sua azione non viene retribuita.
Ecco il dilettante nelle sue tre tipologie-base:
1) DILETTANTE CIALTRONE (diffusissimo) – È per colpa di questa tipologia che oggi i dilettanti vengono dai più recepiti come un sottoprodotto dei professionisti. Il dilettante cialtrone non è mosso da una intensa passione e si applica senza implicarsi (mettersi in gioco).
2) DILETTANTE RELATIVO (diffuso) – Il dilettante relativo organizza la sua vita in settori (lavoro, famiglia, volontariato, svago ecc.). A differenza del dilettante cialtrone quello relativo si applica implicandosi ma, per sua scelta o perché è costretto dalle circostanze, circoscrive i momenti del suo diletto nella categoria “svago”.
3) DILETTANTE ESTREMO (raro) – Il dilettante estremo è sempre un artista ma, che dipinga o scriva, che diriga spettacoli o componga musica, che reciti o scolpisca, che inventi il motore a corrente alternata o indaghi l’universo, il suo unico medium è la vita; e lui, maniacalmente implicato, la adatta totalmente alle sue passioni. Odia il lavoro – che percepisce come una violenza – e, impegnandosi allo stremo, punta al capolavoro senza ubbidire alle regole del profitto; infatti molto spesso lavora gratis, una bellissima parola latina, declassata a strillo pubblicitario, che vuol dire “per grazia”. Il dilettante estremo può godere per il successo, anche economico (Raffaello Sanzio), o soffrire per l’insuccesso e l’incomprensione (Vincent Van Gogh), ma non può, in nessun caso, rinunciare ai percorsi del suo piacere. Spesso i dilettanti estremi vengono considerati superflui (lat. super fluĕre: scorrere sopra, sorvolare), e in effetti lo sono; ma senza di loro l’umanità, dovendo partecipare a un concorso intergalattico di intelligenza (dal latino “intelligěre”, comprendere), farebbe una pessima figura.

Filippo Martinez (etimologista)

“Il dilettante estremo può godere per il successo, anche economico (Raffaello Sanzio), o soffrire per l’insuccesso e l’incomprensione (Vincent Van Gogh), ma non può, in nessun caso, rinunciare ai percorsi del suo piacere.” Da ELOGIO DEL DILETTANTE ESTREMO – Editoriale di Filippo Martinez (etimologista)

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