UN EPIDEMIOLOGO ALLO SBARAGLIO


Editoriale del 26 marzo 2020

Chi cerca di interpretare i numeri che quotidianamente danno conto dell’andamento della pandemia di COVID-19 si sente un po’ come un meteorologo incaricato di misurare quanta pioggia cade mentre, travolto dall’uragano, è attaccato a un palo della luce per cercare di resistere alla forza del vento e dell’acqua. I morti da decine diventano centinaia e poi da centinaia diventano migliaia: gocce di pioggia, numeri, non più persone. Tutti gli studi di mortalità implicano un alto tasso di cinismo. Dopo ogni stagione influenzale o ogni ondata di calore estivo si misura un elevato numero di decessi: muoiono i più vecchi e i più deboli, un fenomeno che riprendendo l’immagine classica della morte con la falce in mano, la “triste mietitrice”, gli epidemiologi chiamano “harvesting”, il raccolto, la vendemmia, i morti come pere mature che cadono dall’albero. Meglio cambiare registro, non sarebbe rispettoso. Né potrebbe essere appropriato consolarsi raccontando che solo in Italia l’inquinamento, un’epidemia silenziosa, fa sessantamila morti l’anno, o che nel 2015, a fine dicembre, si sono contati cinquantaquattromila (54.000) morti in eccesso senza ragioni evidenti a cui attribuirli. Fantasmi. E invece ora l’epidemiologo, peraltro anche lui anziano, vive dentro un incubo, sperando che il giorno dopo non si svegli con la febbre, e aspetta che il quotidiano resoconto governativo gli fornisca numeri in discesa, mentre gli ospedali sono al collasso e lunghi cortei di camion militari trasportano le bare al forno crematorio. Allora pensando al suo futuro si ricorda di cosa scrisse Emile Cioràn: non appena muori diventi un oggetto. Dietro ai numeri del COVID-19 però, diversamente che per l’inquinamento, l’influenza o la calura estiva, ci sono stati sinora altrettanti morti con un nome, una storia, dei parenti, degli amici al bar. Persone, non oggetti. Un giorno se ne capiranno meglio le ragioni, che dire però della triste mietitrice! So bene che prima o poi ci porterà via tutti, ma questa volta non ha rispettato i tempi.Le morti dovevano essere scaglionate, come le vacanze estive. Capita invece che una grossa nuvola nera rovesci in un solo giorno tutta la pioggia che sarebbe caduta in un anno: le strade si allagano, i tombini saltano, i torrenti esondano, e tu non hai fatto a tempo a ripararti.

 

Marco Schintu

(Epidemiologo presso l’Ufficio pesi e misure di Aristan)

 

“Le morti dovevano essere scaglionate, come le vacanze estive” (da UN EPIDEMIOLOGO ALLO SBARAGLIO – Editoriale di Marco Schintu)

  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA


  • CIAO NADIA