EROI PER UN GIORNO


Editoriale del 6 ottobre 2015

Più diventiamo codardi più adoriamo gli eroi, più siamo mollaccioni ed egoisti più ci eccitano il coraggio e l’altruismo. I film più visti questa settimana sono “Everest” e “Sopravvissuto”. Nel primo (tratto da una storia vera) un gruppo di scalatori raggiunge la cima dell’Everest ma, al ritorno, una tempesta ne uccide otto, che rimangono assiderati sulla montagna. Nel secondo (tratto da una storia falsa, e infatti molto più bello dell’altro) l’astronauta Matt Damon viene lasciato solo su Marte dall’equipaggio della sua astronave e dalla Nasa, che lo credono morto: lui, con aplomb da gentleman inglese, non si scompone e fa il Robinson Crusoe del Duemila, aspettando fiducioso, mentre i suoi compagni accettano di tornare indietro per recuperarlo, in una missione ad alto rischio che li terrà lontano da casa un anno e mezzo più del previsto. Lo spettatore comune, quello che diventa isterico se resta un giorno senza cellulare o se aspetta in fila per un’ora, si identifica incredibilmente con la tenacia, la pazienza, il sangue freddo, lo spirito di sacrificio e la generosità di questi personaggi che, come direbbe la buon’anima di Andreotti, se la sono cercata. Chi ha ordinato a te, scalatore dilettante e cittadino comune (a uno dei protagonisti sta per nascere un bambino e la moglie incinta trepida a casa per lui), di arrivare in cima all’Everest? E l’astronauta su Marte c’e voluto andare lui. Tra l’altro il difetto dei due film è lo scarso approfondimento dei personaggi e delle motivazioni che li spingono al brivido del rischio. Esaltati dall’epica cinematografica, ci dimostriamo inetti nella vita quotidiana: altro che coltivare patate concimandole con la propria merda, come fa il marziano Matt Damon, per noi è già un’impresa cuocere i sofficini! Gongolanti dell’eroismo nella fiction, siamo vigliacchi nella realtà, incapaci di assumerci qualsiasi responsabilità: tra pirati della strada che se la squagliano dopo aver investito un poveretto, passanti che fanno finta di niente assistendo a stupri o pestaggi e bullismo diffuso su Internet, causa di depressioni e suicidi. A Venezia, un turista inglese in carrozzina, all’uscita del vaporetto per il Lido, si è ribaltato con la sedia a rotelle, rimanendo inclinato a guardare il cielo mentre la moglie tentava invano di rialzarlo e tutti gli altri, evitando solo di inciamparci anche loro, sciamavano via indifferenti. L’ho soccorso io, che ero in fondo al traghetto e sono uscito per ultimo, ricevendo esagerati ringraziamenti da parte della moglie (lui era troppo agitato per l’accaduto). Io col cavolo scalerei l’Everest e sono così lontano da andare su Marte che ho il panico a salire perfino su un aereo di linea. Ma come si può non intervenire di fronte a un incidente o, peggio, a una violenza? E neanche per altruismo: per non farci schifo da soli. Siamo d’accordo con Pascal, quando scriveva che tutta l’infelicità dell’uomo deriva dall’incapacità di starsene tranquillo a casa sua. Però, una volta scese le scale e usciti, senza mirare all’eroismo e vagheggiare l’Everest o Marte, basterebbe comportarsi decentemente al bar sotto casa.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

da La sigla finale di Giandomenico Fracchia – Sogni Proibiti di uno di noi” (1975) con Paolo Villaggio la canzone Facciamo finta che cantata da Ombretta Colli

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