ESPERIENZA CARCERARIA


Editoriale del 8 febbraio 2019

Sappiamo che le carceri sono super affollate e che russare è un problema di sincronia. Una volta sono andato a Buoncammino, con permesso di andata e ritorno, ero un giurato di un premio di poesia per carcerati. La cerimonia, perché tale l’hanno fatta diventare, si è svolta davanti a un sacco di invitati, personalità a vario titolo e di detenuti, nel campo di calcetto, per l’occasione super affollato anch’esso.

Ho parlato, dopo un paio di interventi sedativi, anche se non ce n’era bisogno, e dopo un po’ hanno temuto che stessi innescando una rivolta umorale.

Nell’euforia generale, a uno gli chiesi di  evitare di ridere, gli mancavano parecchi denti e l’idea di quanto avrebbe dovuto spendere mi stava facendo star male. Si misero a ridere tutti scompostamente, compreso il preso di mira e anche qualche secondino. Un personaggio importante, molto serio e molto noto, mi ha bloccato, e ho lasciato la parola a un altro, tra le rimostranze degli spettatori, peraltro abituati alla noia e alle condanne.

Alla fine mi ha stoppato un tale: “Ti ricordi di me?”. Lo conoscevo bene e ho buona memoria. “Quanto ti hanno dato?” – “Potrebbero darmi da due a dieci anni” – “Eh manera! Come può essere?” – “Dipende. Perché in Italia se fai qualcosa e ne parli con qualcuno, diventa associazione a delinquere, e la pena invece di diluirla l’aumentano”. Si avvicinarono anche altri, parlammo e scherzammo come amici fuori dal bar, ognuno garantiva per l’altro, chiesi maggiori informazioni sull’associazione a delinquere, perché gli confessai che una volta ho rubato la nutella di mio fratello.

Quando sono uscito dal carcere e sono tornato in macchina a casa ho pensato che quella esperienza si sarebbe evaporata in breve tempo, sarebbe diventata aneddoto, un ricordo senza contesto, un sospiro per tornare a respirare inquinamento. Un fighetto non mi ha dato la precedenza e l’ho mandato a cagare con indifferenza: “Non m’interessi. Sicuramente non hai neanche una storia umana”. Magari era uno che non rubava solo le precedenze.

 

Nino Nonnis

(Sa cavana di Aristan)

Nell’euforia generale, a uno gli chiesi di  evitare di ridere, gli mancavano parecchi denti e l’idea di quanto avrebbe dovuto spendere mi stava facendo star male. Si misero a ridere tutti scompostamente, compreso il preso di mira e anche qualche secondino (da ESPERIENZA CARCERARIA, editoriale di Nino Nonnis)

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