ESSERE SCRITTORI


Editoriale del 25 marzo 2014

Che cosa è la letteratura? “Una persona che si chiude in una stanza, si siede a un tavolo e si ripiega in se stessa e tra le proprie ombre costruisce un mondo nuovo con le parole”. Una biblioteca è “un piccolo ritratto di tutto il mondo”, mentre la tradizione letteraria costituisce “il tesoro accumulato dall’uomo nella ricerca di se stesso”. Invitiamo i docenti del Quijote a leggere agli studenti il discorso di Orhan Pamuk, pronunciato a Stoccolma qualche anno fa, in occasione della vittoria del Premio Nobel per la Letteratura, e pubblicato in “La valigia di mio padre”, un libro incentrato sul senso dello scrivere. L’occasione narrativa è una visita, risalente a molti anni fa, del vecchio padre, che gli consegna una valigia contenente vari tentativi letterari compiuti nell’arco di un’intera vita, perché il figlio, scrittore ormai affermato, li legga e li valuti come crede. Poiché “essere scrittori significa prendere coscienza delle ferite segrete che portiamo dentro,… esplorarle pazientemente, studiarle, illuminarle e fare di queste ferite e di questi dolori una parte della nostra scrittura e della nostra identità”, Pamuk rievoca il misto di imbarazzo e gelosia con cui si accostò a quei testi e il colpevole silenzio che ne seguì con l’anziano genitore, poco dopo scomparso. Mettendosi a nudo, confessa i suoi complessi di provincialismo e inautenticità, considerando il senso di infelicità e di colpa come fondamento di ogni letteratura, sempre “intimamente connessa a un vuoto”. Ma afferma che, alla base del gesto di scrivere, c’è anche la “fiducia inquieta”, tipica di Montaigne, che “tutti gli individui si somiglino” e l’umanità sia unica. Soffrendo di vivere a Istanbul, periferia del mondo, e vagheggiando l’Occidente, Pamuk impara dalla scrittura che il mondo è “privo di centro” e il segreto per raccontarlo è recuperare l’innocenza dell’infanzia (se un racconto funziona, il lettore commenterà: “L’avrei detto anch’io, ma non sono riuscito a essere così infantile”). Convinto, come Milan Kundera, della supremazia del romanzo sugli altri generi letterari, Pamuk concorda con Mallarmé che “ogni cosa nel mondo esiste per essere chiusa in un libro”. E se dalla caotica complessità della vita possiamo medicarci soltanto riuscendo “a farla entrare in una cornice”, dalla letteratura possiamo imparare la più vera delle lezioni: la nostra felicità non dipende da quello che ci succede, ma dal significato che riusciamo a dargli.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

da un incontro con Orhan Pamuk a Genova nel 2010

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