ESSERE UGUALI


Editoriale del 27 maggio 2014

“È il desiderio di essere uguali agli altri che porta al successo i partiti politici”. Parola di Mark Twain. Se siete scontenti dei risultati elettorali, consolatevi pensando che il voto è solo una questione di “associazione e di simpatia”, non scaturisce mai da “un approfondito esame personale”. Convinto che “i valori morali, le religioni e la politica ricevono i loro seguaci quasi esclusivamente da influenze e dall’ambiente circostante, non dallo studio, non dal pensare”, Twain ne conclude che “siamo creati da influenze esterne, e come regola non pensiamo, ma imitiamo soltanto”. E “più l’uomo è intelligente, maggiore è la quantità di opinioni di questo tipo che ha e che tiene per sé”. La verità è che “nessuno vuole essere odiato e a nessuno piace essere evitato”. Se chiedeste a qualcuno di argomentare la sua scelta di voto, “il risultato del suo sforzo sarebbe penoso”. Inoltre, “quando un uomo ha aderito a un partito, è probabile che ci rimanga. Se cambia opinione -intendo il modo di sentire, di pensare – è probabile che continui a restarci ugualmente; i suoi amici appartengono a quel partito; terrà quindi per sé il diverso modo di sentire”. Di “sentire”, precisa Twain, perché “non facciamo altro che sentire, e l’abbiamo confuso col pensare. E da tutto ciò non si ottiene che un aggregato che consideriamo una benedizione. Il suo nome è Opinione Pubblica”. Eppure una soluzione ci sarebbe: far votare i morti. Tutti noi “abbiamo comprensione per cosa dicono i morti”. Magari “possiamo disapprovare ciò che dicono, ma non li insultiamo, non li oltraggiamo: sappiamo che non possono difendersi. Se dovessero parlare, che rivelazioni ci sarebbero! Si scoprirebbe che in materia di opinioni nessun defunto era esattamente ciò che sembrava essere in vita; che per paura, o per calcolata saggezza, o per riluttanza a ferire gli amici, si è a lungo tenuto certe insospettabili opinioni all’interno del suo piccolo mondo, portandosele con sé, inespresse, fin nella tomba”. Ecco le istruzioni per l’uso, da sottoporre a Napolitano: ognuno di noi dovrebbe scrivere un diario personale segreto, da aprire solo al momento delle prime elezioni utili dopo la nostra morte. A quel punto, uscirebbe dallo scrutinio un quadro veritiero delle preferenze politiche se non dei contemporanei, almeno di coloro che lo sono stati fino a poco prima. Ho già pronto lo slogan: Dalle urne del seggio alle urne del cimitero: per una politica finalmente trasparente. E trascendente.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

La forza del destino opera in quattro atti di Giuseppe Verdi l’aria Urna fatale cantata da Leo Nucci

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