FAKE LEONARDO


Editoriale del 30 marzo 2021

Che un film valga Omero, sarebbe chiedere troppo. Invece chi si contenta gode anche di “Troy”, che non pretende di gareggiare con l’Iliade, ma vi si ispira per uno spettacolone hollywoodiano che mantiene quel che promette: passare oltre due ore e mezzo senza mai guardare l’orologio, assistendo all’immortale racconto della guerra di Troia e alle gesta dei suoi eterni eroi. Se non siete filologi classici, potete infischiarvene dei critici che snobbano questa versione pop e kitsch del poema omerico e divertirvi. Che una serie tv valga Leonardo Da Vinci, sarebbe chiedere troppo, ma l’operazione ignobile perpetrata dalla Rai grida vendetta. Non per le castronerie biografiche e i clamorosi svarioni storici, ma perché questa fiction indigesta e noiosa non funziona proprio come fiction. Una sceneggiatura così fiacca non avrebbe avuto chance di essere realizzata neppure con un millesimo del budget che è costata, se non avesse avuto come acchiappacitrulli il nome di Leonardo, che ha fatto da esca per un plot senza capo né coda. Un montaggio così lento non
sarebbe pensabile se non autorizzato da una presunta valenza culturale. Un protagonista così scialbo non sarebbe scritturabile se non circondato da attori coi fiocchi come Giancarlo Giannini e Sergio Albelli. Puoi fare di Leonardo anche un’icona gay, un detective o un testimonial dell’infanzia abbandonata (tutti e tre i ruoli sono adombrati), purché il personaggio mantenga qualcosa dell’identità e dell’autorevolezza di quel genio: se invece è solo un coglione che rifiuta le avances della bellissima Matilda De Angelis perché un maschio che lo ha baciato “mi ha tirato fuori emozioni che non pensavo di avere”, che viene accusato di un omicidio nella realtà mai avvenuto di una ragazza mai esistita e che soffre perché figlio illegittimo di un padre che gli dice che “è stato solo frutto di un errore”, tutto si squaglia come un gelato cattivo. Per non parlare della sequenza ricorrente, alla Sergio Leone, della maledizione rappresentata da un uccellaccio calato sulla culla di Leonardo neonato. Così la fiction più strombazzata dell’anno non è un omaggio, ma un dispetto a Leonardo, usato come testa d’ariete per autorizzare la produzione di un copione pieno di cazzate e foriero di sbadigli.

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote)

“Puoi fare di Leonardo anche un’icona gay, un detective o un testimonial dell’infanzia abbandonata (tutti e tre i ruoli sono adombrati), purché il personaggio mantenga qualcosa dell’identità e dell’autorevolezza di quel genio: se invece è solo un coglione…”
Da FAKE LEONARDO – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote)

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