I FASCI DI BAKUNIN


Editoriale del 6 novembre 2017

Che tristezza fenomenale m’è venuta quando ho visto più di un centinaio fra poliziotti, carabinieri, finanzieri e vigili blindare il mio quartiere a protezione della sede di Casa Pound, che fra fuochi d’artificio e tartine inaugurava la sua vita nella suburra. Hanno aspettato zitti zitti che la stagione fosse propizia, e in mezzo a rabbia e bordello, come molti anni fa, riemergono in periferia fra i poveracci intontiti e gli immigrati da scremare. Come a Ostia, incancrenita dalla mafia, si presenteranno coi pacchi di pasta e una promessa d’ordine, decenza e stoicismo. Qui da me riempiono il vuoto lasciato dalla sinistra di governo, che ha spostato la sede storica su un bel palazzo abbacinato dai riverberi del golfo. Ci sono entrato una volta per far lezione ai giovani rampanti sui casini del mondo arabo. Vedete la fotografia di Kennedy sul muro? Sapete quanti merdai ha fomentato? Non credo riceverò altri inviti. Nel giorno dell’inaugurazione ho incontrato anche i giovani rivoluzionari, i comunisti trascinati dall’avanguardia anarchica e incappucciata. Pronti allo scontro con lo stato fascista che protegge la recrudescenza fascista. Che tristezza fenomenale quando il tutto si è risolto con qualche logora canzone di protesta, una barricata di cassonetti e quattro fumogeni scagliati per sbaglio sulle macchine o i balconi. Un guappetto s’è diretto con incedere furioso e carburato di bestemmie vernacolari sulla trincea dei figli di Bakunin, per presentargli l’ipotesi di una mitragliata di calci in culo. Poco dopo si sono ritirati, hanno levato i passamontagna e inserito “solidarietà per gli immigrati” fra le loro corali tiritere. La sbirraglia s’è rilassata, in tempo per la partita delle 20,30. I giornalisti, tutto il tempo dietro la linea dei celerini, pure. Nelle cronache del giorno dopo ho ritrovato le cose passate a un collega, raccolte nel movimento. Nella foto sono quella figurina perplessa a destra, con la bisaccia di sempre, nel mezzo di sempre. Che scenario miserabile fra le case dove è nato Bellas mariposas.

Luca Foschi
(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

Che scenario miserabile fra le case dove è nato Bellas mariposas (da I FASCI DI BAKUNIN, editoriale di Luca Foschi)

Da Bellas mariposas (2012) scritto e diretto da Salvatore Mereu

  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA


  • CIAO NADIA