FENOMENOLOGIA DELLA STANCHEZZA


Editoriale del 24 marzo 2019

Inutile trincerarsi dietro il fascino della Magnani. Le occhiaie sono come le corna: non fanno piacere a nessuno, sono meglio se portate con disinvoltura, quasi mai colpa esclusiva di chi le ha, qualche volta agevolate da comportamenti contrindicati. Chi le ha da sempre può avventurarsi in analisi comparative tra bustine di camomilla lasciate raffreddare in freezer, cucchiaini gelati, massaggi circolari, mezzelune di silicone per decongestionare, cetrioli et alia. Microcircolazione pigra, insonnia, stanchezza, stress, fumo, orari scombinati, alcool. Le occhiaie si annidano nelle abitudini e nella genetica. La microchirurgia ha fatto passi da gigante. Secondo google luci e laser funzionano e durano qualche settimana; le iniezioni di acido ialuronico da sei a otto mesi e poi ci sono i tatuaggi rosa carne a coprire la vecchiaia, le corse, lo sguardo arreso del mattino. Una volta ho creduto nel miracolo: un unguento con melma del mar Rosso. Me lo hanno spalmato sul viso, in un centro commerciale di Londra, e sono tornata nuova. Era una truffa. Fondotinta. Il giorno dopo l’estetista israeliana era scomparsa. Mi è rimasta la crema dei miracoli: 80 sterline di niente. Tra le soluzioni a costo zero: cibo sano, tanta acqua, zero caffè, attività fisica, otto ore di sonno, solo acqua gelata sul viso, sticker all’aloe vera, niente trucco, insaccati mai, frutti rossi come se non ci fosse un domani. Mi stanca così tanto ripromettermi di ingoiare mirtilli e kiwi quanto basta, carciofi per drenare, limone per illuminare. Mi sento così orgogliosa di me e spossata per la fatica quando bevo un bicchiere d’acqua, mi sfibra questo dovere di traspirare, inspirare, meditare, levigare, lasciar andare. Preferisco resistere ed espiare le mie colpe portando in giro con spavalderia i segni delle notti passate a scrivere e recuperare scadenze arretrate e stilare elenchi dettagliati di buoni propositi per sconfiggere le occhiaie. É una guerra di logoramento. Fino alle tre del mattino, in genere, sono convinta di vincere. Al risveglio bevo un caffè veloce e mi ripeto che se la regione sotto gli occhi si chiama “valle delle lacrime” una ragione ci sarà. Intanto penso al futuro, un futuro utopistico di corsette e riposini pomeridiani e acqua, acqua, ancora acqua. E immagino il domani come il mio primo giorno senza occhiaie.

Eva Garau (Precaria di Aristan)

Inutile trincerarsi dietro il fascino della Magnani. Le occhiaie sono come le corna: non fanno piacere a nessuno (da FENOMENOLOGIA DELLA STANCHEZZA, editoriale di Eva Garau)

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