I FILM DELL'ARCIVESCOVO 2


Editoriale del 28 luglio 2020

Ecco la seconda (e ultima) parte della serie dei film da proiettare questa estate che ho selezionato per l’Arcivescovo di Oristano. E che, se non li avete visti, vi consiglio di recuperare quanto prima in dvd, streaming, on demand. Buona visione.

FRANTZ
di Francois Ozon
con Pierre Niney, Paula Beer, Ernst Stozner.
Francia
Nel clima antifrancese della Germania 1919, un parigino sconosciuto si presenta sulla tomba del suo amico Frantz, caduto nella Grande Guerra. Ozon firma un gran bel film ricco di risvolti e colpi di scena, che copre lo scandaglio delle tragedie umane col velo del melodramma romantico, interrogandosi su colpa e perdono, nazionalismo e rapporti padri-figli, idea di patria e pacifismo, possibilità di capire l’esistenza attraverso l’arte e necessità di medicare le ferite della vita con la pietà della bugia. Fotografia di lusso, sceneggiatura di ferro e attori straordinari, tra cui spicca Paula Beer. 

LA BATTAGLIA DI HACKSAW RIDGE 
di Mel Gibson
con Andrew Garfield, Sam Worthington, Luke Bracey.
Usa
Kolossal di guerra emozionante e mozzafiato, basato sulla storia vera del primo obiettore di coscienza, Desmond Doss, che partecipò come soccorritore alla battaglia di Okinawa salvando 75 soldati senza mai toccare un’arma. Vincitore di 2 meritati Oscar, un bel filmone dal respiro epico, girato da un Mel Gibson che sembra Clint Eastwood, per l’accurata ricostruzione d’epoca, la robusta celebrazione dell’eroe americano (in conflitto tra coraggio virile e pacifismo come antidoto alla violenza) e la capacità di comunicare allo spettatore, attraverso la carneficina dei corpi, gli strazi dell’anima. 

L’UFFICIALE E LA SPIA
di Roman Polanski
con Jean Dujardin, Louis Garrel, Emmanuelle Seigner.
Usa
Il caso Dreyfus, orchestrato alla perfezione da un maestro del cinema. La storia dell’ufficiale ebreo ingiustamente condannato per tradimento è raccontata secondo le regole del cinema classico più puro: rigorosa ricostruzione storica, fotografia, scenografia e costumi da lustrarsi gli occhi, sceneggiatura di ferro, un cast di attori superlativo. Il Leone d’Argento a Venezia premia la regia impeccabile, che ne fa una sorta di legal thriller d’epoca, di nerbo robusto e ammirevole eleganza. Ben più di un tradizionale film storico, è una variante del tema caro a Polanski dell’innocente oppresso e travolto da una persecuzione malvagia. E un affresco magistrale della Parigi tra fine Ottocento e inizi Novecento, dai pittori impressionisti a Emile Zola. 

UNA SCONFINATA GIOVINEZZA
di Pupi Avati
con Fabrizio Bentivoglio, Francesca Neri, Lino Capolicchio.
Italia
La giovinezza non ha confini: sia nella mente colpita dall’Alzheimer di un giornalista sportivo che regredisce verso l’infanzia sia nel cinema di Avati, che raggiunge il vertice della sua maturità artistica orchestrando una struggente sinfonia di tutti i temi che lo ossessionano da sempre. Lo smacco esistenziale che si muta cristianamente in grottesca redenzione, il fascino dei ricordi, la realtà nutrita da un’immaginazione fantastica, la miseria e la sacralità della fragile condizione umana, l’incombere del tempo e della morte, il balsamo dell’amore si fondono nel più bel film italiano dell’anno.   

LE MANS ’66: LA GRANDE SFIDA
di James Mangold
con Matt Damon, Christian Bale, Jon Bernthal.
Usa
Correre in auto per capire chi sei. La storia vera della grande sfida che la Ford lanciò alla Ferrari entrando nel mondo delle gare, e che culminò nelle epiche 24 ore di Le Mans del 1966, viene raccontata contrapponendo il coraggio e il talento dei piloti (Christian Bale e Matt Damon, mai così bravi) all’avidità ottusa e pusillanime dei colletti bianchi. Il robusto taglio etico lo fa sembrare un film di Clint Eastwood o di Mel Gibson; invece la solida regia è dell’ottimo James Maddock, capace di confezionare un prodotto avvincente e di alta qualità spettacolare, degno del grande cinema americano degli anni d’oro. Così appassionante da scorrere d’un fiato e, nell’ultima indiavolata mezz’ora, da farci stringere forte i braccioli della poltrona. 

COCO
di Lee Unkrich
Usa
La Pixar colora di salsa messicana il giorno dei morti. Un ponte di fiori collega il loro mondo a quello dei vivi: lo attraversa il piccolo Miguel, alla ricerca di un avo chitarrista per seguirne la vocazione musicale. Si troverà al centro di una geniale e surreale sarabanda di scheletri disarticolati (si cita “The skeleton dance”, un classico del 1929), fino a conoscere la verità sulla sua famiglia. L’avventura piena di sorprese tocca, con allegra leggerezza, corde intime e profonde: l’identità che lega le generazioni, l’importanza del ricordo, la tradizione delle radici. Un emozionante capolavoro. 

IL DRAGO INVISIBILE
di David Lowery
con Bryce Dallas Howard, Oakes Fegley, Wes Bentley.
Usa
Non è detto che qualcosa non esista perché non si vede. Prendete il drago Eliot: altro che amico immaginario! Esiste a tal punto da allevare nella foresta come Mowgly o Tarzan il bambino orfano Pete e da sconvolgere come King Kong la vita di un villaggio di boscaioli. La fiaba incantevole ci emoziona con la ricetta del bel cinema americano di una volta: una regia di nerbo, effetti speciali convincenti e interpreti straordinari, tra cui spicca un Robert Redford ottantenne in gran forma. Capace di divertire e di commuovere, è un inno coi controfiocchi alla potenza dell’immaginazione.  

THE ROAD
di John Hillcoat
con Viggo Mortensen, Kodi Smit-McPhee, Robert Duvall.
Usa
Tra le rovine di un mondo distrutto, padre e figlio cercano di raggiungere l’oceano nel disperato tentativo di rimanere in vita, difendendosi da predoni cannibali: stanchezza, fame, freddo e desolazione raccontati senza retorica o compiacimento, in un linguaggio crudo, parco di dialoghi, che lascia parlare le immagini. Horror metafisico, tratto dal bel romanzo di McCarthy, dove il tema del vivere o sopravvivere si intreccia a quelli delle complicate relazioni tra padri e figli e del delicato discrimine tra esigenza di giustizia e voglia di vendetta. 

ARRIVAL
di Denis Vlleneuve
con Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker.
Usa
Sbarcano gli alieni (da un’astronave simile all’uovo di Collesalvetti tinto di nero). Una linguista e uno scienziato cercano di comunicare con loro per capirne le intenzioni, prima che Cina e Russia, ansiose di menare le mani contro gli invasori, facciano scoppiare una guerra planetaria. Dietro l’ottima fantascienza di Villeneuve c’è una domanda filosofica: come ci comporteremmo se sapessimo il nostro futuro? Saremmo capaci di goderci ancora di più ogni istante del presente, conoscendo delusioni, dolori e date dei lutti che ci attendono, oppure tutto ci sembrerebbe inutile e impossibile da vivere? 

THE WALK
di Robert Zemeckis
con Joseph Gordon-Levitt, Ben Kingsley, Charlotte Le Bon.
Usa
Un capolavoro a ciel sereno, un incanto per gli occhi che travolge ed emoziona. La storia vera del funambolo francese che, nel 1974, passeggiò su un filo tra le Torri Gemelle di New York, a 400 metri d’altezza, senza protezioni, diventa la rigorosa cronaca epica di un’incredibile impresa reale e un’intelligente allegoria dello spettacolo, con l’esigenza di sincerità, la bellezza come rischio, il ruolo imprescindibile del pubblico. Cinema strabiliante in stato di grazia, l’arte sospesa tra terra e nuvole, immagini che lasciano senza fiato. 

CREED II
di Steven Caple Jr.
con Michael B. Jordan, Sylvester Stallone, Tessa Thompson.
Usa
A 43 anni dal primo film (1976), la saga di Rocky celebra se stessa confermando la tradizione e irrobustendo lo spessore. Questo ottavo episodio è uno dei meglio riusciti, per come riprende le fila di intrecci e personaggi, dando nuova linfa all’epica dei combattimenti e alle puntate precedenti. La sfida tra il russo Drago e l’americano Creed è l’occasione per aggiornare il conflitto tra Stati Uniti e Russia, tra padri e figli, tra boxe e famiglia, tra vendetta e riscatto, tra il cinema di ieri e quello di oggi. Scritto e prodotto da Stallone, diretto, montato e recitato benissimo, emoziona e commuove senza retorica. 

SILENCE
di Martin Scorsese
con Andrew Garfield, Adam Driver, Liam Neeson.
Usa
Il silenzio di Dio e il mistero della fede, stretti tra la tentazione di un’abiura suggerita dalla ragione per evitare atroci sofferenze (proprie, ma soprattutto altrui) e il tormento della coscienza di voler serbare un’incrollabile fedeltà al credo cristiano e alla propria identità. Scorsese affronta i massimi sistemi in un film bellissimo, sulla fragilità umana e la difficoltà di agire giustamente, abbracciando una visione del mondo aderente alla verità. Uno scandaglio profondo dalla lettura aperta, articolato in mezzo alla violenza delle torture e ai rischi dei sofismi. Un’umanissima opera sacra, potente e radicale. 

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

“Mi ha telefonato l’Arcivescovo di Oristano, Roberto Carboni. Su suggerimento di Filippo
Martinez, nel ruolo inconsueto di mediatore, mi ha chiesto di scegliere una serie di film da
proiettare quest’estate per un pubblico ampio ed eterogeneo.”
Da I FILM DELL’ARCIVESCOVO – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

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