FIORE DEL DESERTO


Editoriale del 29 aprile 2019

Non sono una ginestra qualsiasi, sono proprio lei: La Ginestra. Quella che nella primavera del 1836 Giacomo Leopardi vide sulle falde del Vesuvio.
Molti di voi, anche a scuola, dicono che lui era triste e pessimista. Non è vero. Giacomo era malinconico ma non era triste. E non era pessimista. Era un ragazzo realista che viveva in un secolo presuntuoso. Nella poesia che mi ha dedicato ha raccontato il suo fastidio per i ridicoli miti di grandezza di un’umanità così cieca e arrogante da non rendersi conto di essere in balìa del più piccolo colpo di tosse di un vulcano.
Non è vero poi che maledicesse la natura, ha solo detto che, per chi si sentiva un privilegiato, poteva sembrare dura, nemica. Ma la natura non è ostile; è solo enorme, complicata. E ci comprende. Giacomo lo sapeva bene e, sentendo il mio noncurante profumo in un deserto di rocce e di macerie, si è commosso.
Ero come lui. E lui mi ha raccontato.
Grazie fratellino.

Filippo Martinez (Ginestra)

“Nella poesia che mi ha dedicato ha raccontato il suo fastidio per i ridicoli miti di grandezza di un’umanità così cieca e arrogante da non rendersi conto di essere in balìa del più piccolo colpo di tosse di un vulcano.” Da FIORE DEL DESERTO, editoriale di Filippo Martinez (Ginestra)

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