FIORI DAL LETAME- Editoriale del 15 marzo 2016


State alla larga dai saggi di sociologia, noiosissimi scopritori dell’acqua calda e portentosi sfondatori di porte spalancate. L’unico vero saggio di sociologia degno di essere letto è “Cara Cronica” (edito da Aliberti), divertente da sbellicarsi dalle risate e insieme tragico, più serio e originale dell’opera omnia di Alberoni e Crepet. Si tratta di un’antologia di lettere (mai pubblicate) dei lettori di “Cronaca vera”, quel famigerato settimanale snobbato dalla gente perbene ma letto e amatissimo da uno zoccolo duro di duecentomila acquirenti. Tutti abbiamo in mente le copertine in bianco e nero con modelle mozzafiato e i titoli chilometrici, dal sapore erotico-surreale (un esempio dal libro: “Miliardario impotente ridotto sul lastrico dalla giovane cubista amante della bella vita che si è fatta sposare e poi gli ha dilapidato l’intero patrimonio”). Ma non sospettavamo che dietro quel periodico trash si celasse il popolo di un’altra Italia, ignorata dai sondaggi e dai tg, dai quotidiani e dalle istituzioni, che invia cento lettere al giorno (ventimila in un anno) da “una realtà distante anni luce dalla nostra”. Assurde e sgrammaticate, improbabili nel contenuto e nella forma, provenienti dagli strati dimenticati della società: carcerati e proletari che Pasolini dava già per scomparsi mezzo secolo fa, cialtroni e padri di famiglia disperati, fanatici del gioco del Lotto e mistici stralunati. Missive vergate da mani incerte, che puzzano “di vita, di rabbia e di sogni trasformati in discariche”, folli e viscerali, scritte per dare un segno della propria esistenza. Un libro che può essere letto con spasso come un capolavoro di umorismo involontario alla “Io speriamo che me la cavo”, ma che racchiude un’umanità dolente e autentica da non prendere sottogamba. L’ottimo Edoardo Montolli, che impacchetta il tutto con una prefazione lucida e appassionata, cita non a caso più volte Fabrizio De André, cantore di puttane e assassini almeno quanto le colonne di “Cronaca vera” e a suo agio tra gli impresentabili e i reietti (“Dai diamanti non nasce niente,/ dal letame nascono i fior”). Questo tragicomico omaggio a una stampa “agghiacciante, imbarazzante, scandalosa” racconta anche la storia del giornale e della sua ingiusta condizione di emarginato, di giornalisti dimenticati come Sergio Garassini e Giuseppe Biselli, della dignità incompresa di una rivista che resiste nel tempo. In barba all’autorevolezza delle testate politiche e al ghetto in cui il nostro perbenismo borghese l’ha cacciata.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

una carrellata di copertine e titoli da Cronaca Vera su musica di De Andrè

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