FOOD PORN, COME SCATENARE L’IDIOZIA


Editoriale del 12 novembre 2015

Sono centinaia di milioni coloro che nel mondo usano il telefonino per fotografare ciò che stanno per mangiare, ciò che stanno mangiando, ciò che vorrebbero mangiare: inutile stigmatizzarne la cafoneria, è un’onda in piena. Sono ancora turbato dalla foto dello stranissimo cavolo che uno dei miei quattrocentoventitre amici mi ha inviato all’ora di cena: si apprestava a mangiarlo ed era convinto che me ne fregasse qualcosa. Parallelamente aumenta il numero di cuochi, fotografi e architetti specializzati nel creare piatti che destano meraviglia e scatenano il desiderio, impossibili da riprodurre. Entrambi i fenomeni, dai confini molto vaghi, sono etichettati come food porn, voyeurismo alimentare. Da sempre niente è più osceno, per quanto mi riguarda, di un tacchino morto adagiato sul piatto, ma non ci faccio più caso. Peraltro ormai a tavola si fotografa di tutto, dalle macchie di sugo sulla tovaglia alle dentiere dei commensali. E c’è chi, in campo scientifico, si è già impegnato in ricerche fondamentali per il progresso dell’umanità: il food porn contribuisce all’aumento dell’obesità a livello planetario, perché scatena il desiderio e porta a mangiare con avidità la prima cosa che capita. Come chi il cibo lo sognava e ora se lo trova davanti. Per non parlare di una donna.

Tony Cinquetti
(Etica gastronomica)

COGLI L’ATTIMO

 

da 9 settimane e ½ (1986), diretto da Adrian Lyne ed interpretato da Mickey Rourke e Kim Basinger

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