FORSE I PRIMITIVI SIAMO NOI


Editoriale del 23 agosto 2013

I popoli primitivi basavano la loro idea del tempo sull’andamento ciclico delle stagioni, ed erano convinti che la natura del tempo fosse circolare. Oggi parliamo di freccia del tempo, cioè di un processo sequenziale, che procede in modo lineare e orientato dal segmento del passato alla punta acuminata del futuro.
Se un primitivo ci chiedesse: “ma come lo misurate questo vostro tempo” risponderemmo: “prima con la clessidra, poi con il pendolo, oggi con gli orologi o con il periodo di una determinata reazione atomica”. La replica sarebbe pungente: ”sono tutti processi circolari. La misura del tempo è sempre avvenuta tramite processi periodici: il passaggio di una certa quantità di sabbia attraverso una strozzatura calibrata, l’oscillazione del pendolo, il moto rotatorio del meccanismo dell’orologio, il periodo della radiazione atomica. Come fate allora a considerare lineare un processo che non può essere misurato senza ricorrere alla circolarità?”
Chissà, forse allora i primitivi siamo noi. Ossessionati dal futuro non sappiamo più vivere nel presente e stiamo facendo tabula rasa del passato. Non capiamo che la tradizione e l’innovazione non si succedono secondo la logica inesorabile del prima e del poi, ma si alternano come le stagioni, formando il ciclo della vita. Come diceva William Faulkner: “Il passato non è morto. Non è nemmeno passato”.

Silvano Tagliagambe
(Epistemeudomonologo di Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

da Il tempo ritrovato (1998) di Raoul Ruiz con Catherine Deneuve, John Malkovich, Emmanuelle Béart, Vincent Perez.

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