FRA PROSPERO E CALIBANO SEMPRE MEGLIO CALIBANO


Editoriale del 26 novembre 2018

 

“Faccio questo per creare il regno di Gesù sull’isola…non incolpate i nativi se vengo ucciso” aveva lasciato scritto in una nota John Allen Chau, giovanissimo missionario americano ossessionato dalla popolazione pre-neolitica di Sentinel Island, oceano Pacifico. Poco dopo il suo approdo sull’isola è stato travolto da una gragnuola di frecce. Il giorno seguente alcuni pescatori avrebbero visto uno degli arcieri trascinare il corpo sulla spiaggia e dargli sepoltura nella sabbia. Chau aveva portato in dono un paio di forbici e un pallone da calcio. Le due visite precedenti avevano evidentemente convinto solo una parte della popolazione. I cow boys, si sa. Prima regola del volontariato: chiedere permesso a ogni respiro. Devono essere i riceventi a stabilire la declinazione specifica dell’amore universale dei ricchi. Trovo magnifica l’accoglienza portata dagli archi che fischiano, così come la consapevolezza di Chau. Anche un pericoloso imbecille come lui andrebbe rispettato, forse anche salvato dai potenti mezzi dello Stato nazione, il più grande assassino della storia. Figuriamoci Silvia Romano. Chi sostiene il contrario è una persona triste, perché non conosce né il nobile né il ridicolo, ossa e polpa dell’homo sapiens sapiens.

 

Luca Foschi

(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

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