FRAGILE


Editoriale del 24 settembre 2013

Ho sempre bevuto il caffè aggiungendovi tre cucchiaini colmi di zucchero, fregandomene delle ironie dei puristi, e avevo notato con soddisfazione che Filippo Martinez, più accanito di me, ce ne metteva quattro o cinque. Fino a un paio di anni fa, quando il mio gesto abituale dei tre cucchiaini fu volgarmente irriso dallo stesso Martinez. “Non sai che ti perdi”, mi disse col sorriso diabolico che Odifreddi deve aver sfoderato con il primo fedele che usciva dalla messa, dopo che da credente scelse con tronfia sicumera l’ateismo. “Anch’io”, aggiunse l’Odifreddi del caffè, “facevo come te. Poi ho cominciato a berlo amaro e il gusto è raddoppiato. Le prime tre o quattro volte fa schifo, ma in seguito ti godi veramente l’aroma come mai ti era successo”. Io sciagurato gli ho dato retta, ma anche dopo le dieci o venti volte continuava a farmi schifo. Verso la trentesima, ancora ripugnante, decisi di tornare indietro: in culo Filippo e fischia i vecchi tre cucchiaini di zucchero nel caffè. L’effetto fu devastante: se quello amaro faceva schifo, quello zuccherato era disgustoso, quasi imbevibile. Costretto a sorbirmelo di nuovo amaro, non ho più osato toccare lo zucchero. Ora mi sono abituato e il caffè amaro mi risulta potabile, ma ricordo ancora con nostalgia e struggimento come era buono con i tre cucchiaini di zucchero, prima della cura. La parabola dimostra quanto sia fragile ed effimero il piacere della felicità e come a volte basta incontrare un Lucignolo apostata come Odifreddi e Martinez per disintegrarlo.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

da una campagna pubblicitaria del 1990. Regia di Filippo Martinez

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