FUNZIONE FATICA


Editoriale del 23 ottobre 2020

Quando parliamo con qualcuno influenziamo il discorso dell’altro anche se a parlare è solo lui. Il nostro stile diventa virulento, in caso di discussione politica. Se abbiamo un approccio con una ragazza che ci piace, siamo attendisti, aspettiamo di sapere se preferisce l’uomo rude o dolce, nel caso romantico. Per evitare le esagerazioni. Un tempo l’uomo palestrato non piaceva, ma in quel caso c’è poco da modulare.
A seconda delle situazioni il nostro eloquio diventa spiccio, ricercato, espressivo, gergale e tante altre modalità. Anche quando si è in piena sintonia amichevole dobbiamo certificare la nostra disponibilità, il nostro interesse, specie se l’altro è un chiacchierone che ti guarda fisso negli occhi. O è di quelli che ti dice “Ma vuoi ridere?” e ti racconta una storia trattenendo e talvolta deludendo il proposito.
Il nostro armamentario si avvale della funzione fatica, cioè dell’intervenire nel discorso altrui, per sostenerlo, per mostrare l’interesse, senza argomentare, magari proprio per nascondere il nostro fastidio. Di solito, dipende anche dalle abitudini regionali e si usa un “eh sì”, “Ah”, “Non dirmi”, “Ma davvero?”.
Al mio paese non cercano la varietà, forse per non dare nell’occhio, e ripetono sempre un “Ehh” sospirato e cadenzato come. “Mi è morta una vacca” – “Ehh” – “Era anche gravida” – “Ehh”. Purtroppo è tale l’abitudine che anche in caso di notizie buone avviene lo stesso “Ho vinto all’Enalotto!” – “Ehh (sospirato)” – “Due milioni di euro” – “Ehh (sospirato)”.
Cosa succederebbe se decidessimo di fare a meno o di evitare queste abitudini? Il discorso non verrebbe più sostenuto e cadrebbe, e con lui la vostra amicizia.
“Mia figlia ha avuto il suo primo figlio”, silenzio dell’altro. “Sono nonno, un maschio”, silenzio dell’altro. “Proprio come volevo io”, silenzio dell’altro.
E allora? Allora niente, è una questione di misura, di credibilità, del resto se il marito è troppo affettuoso rispetto al suo standard la moglie diventa sospettosa, se uno ci riserva attenzioni sperticate ci mettiamo in guardia sino a arrivare a pensare che quella manifestazione sia tale per nascondere proprio il suo contrario. Insomma non se ne esce, è un po’ come il gioco del poker: facciamo credere quello che non abbiamo, ma se l’altro scopre il meccanismo facciamo credere il contrario di ciò che abbiamo e via dicendo. Va da sé che tutti e due devono conoscere il meccanismo altrimenti crede al contrario e siamo fregati. Una sorta di metalinguaggio comunicativo.

Nino Nonnis (Sa cavana [la roncola] di Aristan)

“Cosa succederebbe se decidessimo di fare a meno o di evitare queste abitudini? Il discorso non verrebbe più sostenuto e cadrebbe, e con lui la vostra amicizia.”
Da FUNZIONE FATICA – Editoriale di Nino Nonnis (Sa cavana [la roncola] di Aristan)

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