FUORI I NOMI


Editoriale del 27 febbraio 2020

Qualcuno conosce o vorrebbe conoscere i nomi dei morti per influenza? Nessuno. In Italia sono mediamente 8000 all’anno (dato del 24 febbraio scorso pubblicato dall’Istituto Superiore di Sanità su Epicentro). Invece nel profluvio di numeriche ci viene propinato a tutte le ore e da tutti i mezzi di informazione sull’epidemia di COVID-19 e a causa del panico così prodotto, la privacy di morti, malati, infettio solo sospetti va a farsi benedire. “Fuori i nomi e le foto dei malati, è l’unico modo per sapere se si è stati in contatto con loro e arginare il virus. Bisogna abolire la legge sulla privacy”, ha detto in un’intervista il medico di Cologno Ezio Scarpanti. “E’ un virus nuovo, più pericoloso di quell’influenza”, insistono i virologi. Anche se le cifre sono quelle che sono, e per il momento non sembrano farlo percepire.

In realtà, anche quando ci viene risparmiato il nome, si rendono già pubblici di ognuno età, sesso, passioni e abitudini: bar, biliardo,bocce, chiesa, pesca con la canna, ristoranti, maratona, indovinate un po’ voi chi sarà mai. Del primo morto, o morto numero 1,lo sfortunato signor Adriano Trevisan, 78 anni, residente a Vo’ Euganeo, in Veneto, pensionato con la passione delle carte, padre di Vanessa e di altri due figli, sappiamo già tutto, ma vedrete che ci sarà tempo per scoprirne di più.Il confine tra vittima e untore è labile, e lo è ancora di più se sei considerato un peccatore. Nel 1982, la privacy dello stewardfranco-canadese Gaétan Dugas, indicato a torto per lunghissimo tempo come il paziente zero dell’epidemia di AIDS negli Stati Uniti, venneannientata. Credendo di avere quello che veniva chiamato il “cancro gay”, si era rasato i capelli in vista della chemioterapia e aveva scritto una lettera al suo ex amante, Ray Redford, comunicandogli il suo stato d’animo: “Senza capelli mi sento nudo, come un alieno”. Non sapeva che lo stava enunciando al mondo. Nel 1998 la vita della “prostituta triste”Giuseppina Barbieri, nata a Cremona ma residente nei pressi di Ravenna, una sieropositiva di mezza età,dimessa e per nulla attraente, divenne di pubblico dominio. Cinquantamila lire per un rapporto non protetto in strada, il doppio in albergo o a casa sua. Fu messa in galera per aver trasmesso il virus HIV a oltre 5000 uomini, umiliata e minacciata di morte dalle mogli degli uomini che aveva contagiato: “Chiedo perdono a chi mi vuole morta”, disse. Ora non ci resta che aspettare una serie televisiva sulla vita del signor Adriano Trevisan, pensionato con la passione per le carte, primo morto in Italia di “coronavirus”.

 

Marco Schintu

(Ufficio pesi e misure di Aristan)

 

Nel profluvio di cifre sull’epidemia di COVID-19 che ci vengono propinate a tutte le ore e da tutti i mezzi di in formazione, la privacy di morti e malati, infetti o  addirittura solo sospetti viene messa sotto i tacchi (da FUORI I NOMI – Editoriale di Marco Schintu)

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