GELOSIA: L'IMPORTANTE È PRENDERLA BENE


Editoriale del 16 febbraio 2014

“Guardatevi dalla gelosia, mio signore! E un mostro d’occhi verdi, che dileggia la vittima di cui si pasce. Vive felice il cornuto, che, conscio della propria sorte, non ama colei che lo tradisce; ma, oh! che vita d’inferno per chi è innamorato mentre pur dubita, e sospetta al medesimo istante che adora!” Cosi Iago ad Otello, perché sa che la gelosia e’ un seme che attecchisce in fretta e le sue radici squartano l’animo umano. A differenza dell’invidia, che e’ una confessione di inferiorità e di risentimento, la gelosia è un esasperato sentimento di possesso che si basa sulla paura della separazione che genera ansia, rabbia e che – talvolta – diventa delirio di situazioni che sono state, di quelle che sono e soprattutto di quelle che saranno. Prima che si possa capire che cosa sta accadendo una piccola emozione, un sussulto, diventa sospetto, interpretazione e quindi malattia. L’amore, se davvero ce n’è ancora, a quel punto si fa solo ossessione e assillo, senza lasciare spazio a nessun altro pensiero, neppure a quello di mangiare o dormire. Di fronte al partner, ai colleghi d’ufficio, al mondo intero, si soffre e questa sofferenza non sembra aver alcun vantaggio. In realtà la gelosia serve a simulare la fine della relazione tanto da pensare la persona amata con qualcun altro/a in modo che quando anche i sospetti fossero confermati facciano meno male e consentano di sopravvivere ad un dolore così grande. La gelosia serve dunque anche a questo: ad immaginare e imparare come accettare il male e la sofferenza.
E non e’ poco.

Luca Pani
(Psiconauta ad Aristan)

COGLI L’ATTIMO

 

dalla versione televisiva del 1957 dell’Otello di W. Shakespeare (traduzione di Salvatore Quasimodo, regia di Claudio Fino, musiche di Fiorenzo Carpi), Iago (Salvo Randone) e Otello (Vittorio Gassman)

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