GIEFFE


Editoriale del 2 ottobre 2012

Nell’inquadratura finale di “Reality”, l’ultimo film di Matteo Garrone, generosamente premiato a Cannes, si vede dall’alto il buio di una notte romana dove spicca un’unica luce: quella della stanza del Grande Fratello a Cinecittà. Siamo infelici perché vorremmo essere sotto quel riflettore, ci suggerisce il regista, arrivato in ritardo a fare la morale a un reality che, nel frattempo, ha già chiuso la programmazione. Se lo perdoniamo è per la qualità tecnica della messinscena: fotografia di lusso del compianto Marco Onorato e regia di nerbo, capace di far recitare gli attori con naturalezza ed espressività, posizionando la macchina da presa addosso ai loro volti. La storia del pescivendolo napoletano che partecipa alle selezioni del Grande Fratello e, convinto di averle superate, in attesa della chiamata perde il senno e si rovina la vita, ha una partenza gustosa. Poi il film si sfilaccia: ci volevano la poesia visionaria di Federico Fellini o la ferocia grottesca di Marco Ferreri per far lievitare un apologo sull’immaginario che invade il senso della realtà. Quello che hanno perso anche i critici, tutti ad applaudire fino a spellarsi le mani e a gridare al capolavoro per un’operina decorosa che, cent’anni dopo Pirandello, scopre che volere apparire piuttosto che essere non è un’idea sana.

Fabio Canessa

COGLI L’ATTIMO

 

da La donna scimmia (1964) diretto da Marco Ferreri e interpretato da Ugo Tognazzi e Annie Girardot

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