GIUSTIZIAVIRUS


Editoriale del 17 giugno 2020

Aggiungere ai danni del coronavirus pure gli strascichi giudiziari ricorda il Leopardi della Ginestra, che invitava gli uomini a essere solidali contro la nemica Natura e a non incolparsi tra loro dei mali di cui è colpevole lei (non il governo o la regione Lombardia, nonostante le inevitabili incertezze e gli errori di tutti). Già eravamo nauseati dal caso Palamara, dalla contesa tra il ministro Bonafede e Di Matteo e dai conseguenti schieramenti della stampa, ci mancavano le inchieste che indagano Conte o Fontana. Quanto la politica e la giustizia siano complicate dalle nostre psicologie difettose lo dimostra “La faccia o il procuratore di Bergerane” (edito da liberilibri), un romanzo scritto nel 1953 da Pierre Boulle, autore oggi dimenticato di best seller diventati all’epoca film di grande successo, come “Il ponte sul fiume Kwai” e “Il pianeta delle scimmie”. Una tragedia giudiziaria, nella quale un magistrato integerrimo, per non smentire il proprio ruolo di cavaliere senza macchia e senza paura, si trasforma in un mostro di ingiustizia. Uscito offeso da un teatro dove si recitava una commedia che bersaglia la corruzione degli uomini di legge, il giovane e ambizioso procuratore della provincia francese si reca una domenica sulle rive del Rodano con la fidanzata. Dove, mentre la fanciulla dorme, assiste alla caduta di una ragazza nel fiume. Non trovando sul momento il coraggio di tuffarsi per salvarla, tace l’episodio e si arrovella dentro. Il caso vuole che la polizia ipotizzi un omicidio e che venga accusato del reato il fidanzato della vittima, un ubriacone con appoggi molto in alto. Per cui lo zelante procuratore, temendo di apparire pavido di fronte alla cittadinanza e agli occhi della fidanzata che lo idolatra, non vuole piegarsi a compromessi e sfida le raccomandazioni che gli suggeriscono prudenza. E, per dimostrarsi incorruttibile, decide di procedere contro quel poveretto. Compiacendosi dell’ammirazione della folla, che lo acclama come il “Giusto” dedito al dovere e alla punizione dei criminali, il procuratore affoga i rimorsi nella passione accanita con la quale prepara l’inchiesta. È vero che a volte si sente “come un misero giocattolo in balia di gorghi vani e subdoli come quelli del Rodano”, ma la voglia di corrispondere alla fama dell’eroe ha la meglio: “nella confusa angoscia del suo spirito martoriato, diavoli dalle sembianze di creature celesti e angeli dalla faccia di diavoli univano i loro artigli e il loro piumaggio insanguinato per scompigliare e dissolvere, nella tenue, favolosa aura dell’Assurdo, i regni del Bene e del Male”. Proprio perché i regni del Bene e del Male sono fusi in un unico Stato, che è poi l’uomo nella sua complessa identità, giudicare diventa un’operazione a dir poco delicata. La conclusione pessimista viene delegata da Pierre Boulle al buon medico legale, convinto che solo gli sciagurati disposti a ogni compromesso e i fanatici possono godere di una “felicità perfetta, nell’ignoranza dei tormenti di una coscienza scrupolosa”.
Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

“Compiacendosi dell’ammirazione della folla, che lo acclama come il “Giusto” dedito al dovere e alla punizione dei criminali, il procuratore affoga i rimorsi nella passione accanita con la quale prepara l’inchiesta. È vero che a volte si sente “come un misero giocattolo in balia di gorghi vani e subdoli come quelli del Rodano”, ma la voglia di corrispondere alla fama dell’eroe ha la meglio”
Da GIUSTIZIAVIRUS – Editoriale di Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

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