GLI CHEF VISITANO GESÙ BAMBINO


Editoriale del 15 dicembre 2016

che presepe

Se fossi Gesù Bambino- quello di cartapesta del presepio, intendo dire- proverei grande irritazione e sconforto all’apparire di uno stuolo di chef stellati (parole incomprensibili) che si piazzano di fronte alla grotta con la scusa di essere venuti a rendermi omaggio. Un incubo, una visita inopportuna. Chi li ha chiamati? Non gli bastano televisioni, giornali e media in generale, più o meno social? E cosa portano in dono per il Natale ormai imminente, le patatine fritte e i sughi già pronti che pubblicizzano o i piatti della cucina molecolare o tecno-emozionale, che farebbero scuotere il capo persino al Bue? Siccome a casa mia Gesù Bambino sono io, nel presepio entra solo chi mi garba. Oltre alla Madre, al Padre, al già citato Bue e all’Asino, una decina di popolane, cinque pastori, una pastorella, lo zampognaro, l’arrotino, il macellaio e basta. Tutti straconosciuti, scrostati e ammaccati, qualcuno addirittura senza testa. Pochi ma buoni, e da mangiare pane e caciotte. Nessuno chef.

Marco Schintu
(Ufficio pesi e misure di Aristan)


Siccome a casa mia Gesù Bambino sono io, nel presepio entra solo chi mi garba.
(da GLI CHEF VISITANO GESÙ BAMBINO di Marco Schintu)

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