GLOBALIZZAZIONE


Editoriale del 1 febbraio 2019

Siamo influenzati da sempre dai film americani. Conosciamo le strade di San Francisco meglio di quelle di Quartu, ci è più facile trovare una strada a New York che a Genneruxi, offriamo un mirto, ma vorremmo proporre un bourbon. Se incrocio per strada George Clooney, mi chiedo dove l’ho già visto. Chissà quanta gente ha preso a fumare dopo aver visto Humprey Bogart. I ragazzi ridono per un paio di pantaloni stretti di velluto e si sentono alla moda mettendo pantaloni tenuti bassi per far capire che si sono messi le mutande. Peccato che negli USA li portino tipi alti un metro e novanta, mentre da noi spesso non arrivano al metro e settanta. Pantaloni che camminano. Per di più non sanno che quel modo di portare i calzoni era tipico nelle carceri americane di massima insicurezza, e serviva a segnalare che si era disponibili a rapporti confidenziali. Quindi non erano molto diffusi e alla moda. 

Anche per quanto riguarda le carceri il nostro immaginario è riempito dai film americani. Siamo entrati tante volte a Sing Sing, senza la paura di una porta che si chiude dietro di noi: sappiamo cosa succede all’ora d’aria in un qualsiasi carcere del Connecticut, dove la sorpresa c’è quando nessuno viene accoltellato; cosa che può succedere a mensa e sotto le docce. Abbiamo paura di finire dentro una qualsiasi cella affollata del Texas, dove pare ci sia sempre qualcuno che ti trova bello e interessante.

Le carceri sarde non le conosciamo, sappiamo solo che anche loro hanno un sacco di serrature e in qualche caso le bocche di lupo e un alto grado di umidità. Un tempo sapevamo chi le aveva frequentate, avevano un segno distintivo, adesso sono tutti tatuati, anche quelli che in casa girano coi tacchi alti e diventano di malumore se gli esce una pibisia, un foruncolo. A furia di vedere film americani pensiamo che i secondini non si sposino e quindi non facciano figli.

Per fortuna non corriamo il rischio di finirci come capita in America, dove basta una evasione fiscale per essere tenuto dentro per un paio e più di anni. Oppure è il contrario. In Italia sarebbe una vera sfiga essere l’unico condannato per questa usanza.

 

Nino Nonnis

Sa cavana di Aristan

Per di più non sanno che quel modo di portare i calzoni era tipico nelle carceri americane di massima insicurezza, e serviva a segnalare che si era disponibili a rapporti confidenziali (da GLOBALIZZAZIONE – Editoriale di Nino Nonnis)

  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA


  • CIAO NADIA