GRANDE QUANTO UN FIOCCO DI NEVE


Editoriale del 1 marzo 2018

L’enfasi con cui vengono riportate bufere per nulla straordinarie come quelle causate da Burian, il vento siberiano, fa pensare a quanto sia sempre stato difficile non esagerare nella descrizione dei fenomeni metereologici. Il 28 gennaio del 1887 in una località del Montana (USA), Fort Keogh, il proprietario di un ranch, Matt Coleman, vide cadere davanti a sé un fiocco di neve di dimensioni straordinarie: era grande, raccontò, quanto un pentolino per il latte. Non si è mai capito perché gli sia venuto in mente un simile paragone. Ma sarà vero? Bisogna fidarsi, i fiocchi di neve si sciolgono rapidamente. Da sempre succede lo stesso anche con la grandine. La sua dimensione, in tutto il mondo, non si misura, si stima; e come quella dei fiocchi di neve, si può solo raccontare. I chicchi, di volta in volta, vengono paragonati a piselli, monete da mezzo dollaro, palline da golf o da ping-pong, noci, uova di gallina, pompelmi. Ma possono essere anche grandi e pesanti come uova di struzzo, noci di cocco o meloni. Ci dobbiamo credere? È il bello della grandine: a dircelo sono le stesse persone a cui sono piovuti sulla testa chicchi grandi e pesanti come uova di struzzo, noci di cocco o meloni.

Marco Schintu
(Ufficio pesi e misure di Aristan)

L’enfasi con cui vengono riportate bufere per nulla straordinarie come quelle causate da Burian, il vento siberiano, fa pensare a quanto sia sempre stato difficile non esagerare nella descrizione dei fenomeni metereologici (da GRANDE QUANTO UN FIOCCO DI NEVE, editoriale di Marco Schintu)

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