I GRANDI VIAGGIATORI


Editoriale del 10 maggio 2019

Si parla sempre dei grandi viaggiatori, che magari sarebbero stati grandi personaggi anche senza viaggi. Di sicuro hanno saputo evidenziare la bellezza di certi posti anche poco frequentati o l’hanno semplicemente descritta. Adesso abbiamo i depliant a colori e le promozioni turistiche per cui una pur vaga idea ce l’abbiamo. Anche se talvolta sono prodigi del fotografo.
In Sardegna, dove vivo, alcuni di questi grandi viaggiatori del passato hanno compiuto tragitti che oggi consideriamo brevi, niente a che vedere con i viaggi premio per chi vende materiale per l’edilizia.
I grandi viaggiatori sono diventati famosi per le descrizioni dei luoghi che hanno visto, spesso poco visitati dagli altri. Di solito diciamo “ma chi gliel’ha fatto fare”, ma sotto sotto li ammiriamo, specie dopo una gita col trenino verde sulle orme di Lawrence, e arrivo a Sadali col sedere a tavoletta, che per rimettere a posto i glutei ci vorrebbe una massaggiatrice da viaggio premio in Tailandia.
Solo che noi all’arrivo scendiamo, sgranchiamo le ossa, respiriamo l’aria buona, e mangiamo, serviti e riveriti, chiedendo un’altra bottiglia di frizzante o di vino.
A Lawrence forse non gliene fregava niente. Il viaggio un tempo era avventura obbligata, imprevisti e sorprese, novità e disagi, funzionalità contro eleganza. Stupore contro noia.
Il viaggiatore moderno ha il navigatore satellitare, trova facilmente via Funtanaziu a Sinnai, dispone di tanti voli, last minute e low cost, e solo la Tirrenia, strenua romantica, gli garantisce disagi e lamentele come un tempo.
Mio nonno andava a Nuoro a cavallo, 60 km. che sembravano molti, e lo erano, ma non temeva imprevisti. Salutava tutti quelli che incontrava per strada, e quelli salutavano lui. Faceva una sosta, quando il cavallo era stanco, a Lei, a Silanus, ne dico due, bussava a una porta qualsiasi e trovava uno che sarebbe diventato suo amico, cenava e dormiva. Si era presentato, aveva detto chi era e da dove veniva, e tanto bastava. Non c’erano alberghi e neanche Bed&Breakfast.
Da giovani siamo stati tutti viaggiatori, più o meno. Andavamo per le pivelle, e sapevamo bene dove conveniva andare. Avevamo i nostri informatori. La sorpresa ce l’avevano quelli del posto, e infatti era meglio evitare i posti dove c’erano già stati i nostri connazionali.

Nino Nonnis (Sa Cavana di Aristan)

I grandi viaggiatori sono diventati famosi per le descrizioni dei luoghi che hanno visto, spesso poco visitati dagli altri. Di solito diciamo “ma chi gliel’ha fatto fare”, ma sotto sotto li ammiriamo, specie dopo una gita col trenino verde sulle orme di Lawrence, e arrivo a Sadali col sedere a tavoletta, che per rimettere a posto i glutei ci vorrebbe una massaggiatrice da viaggio premio in Tailandia. (da I GRANDI VIAGGIATORI – Editoriale di Nino Nonnis)

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