THE GREAT GIG IN THE SKY


Editoriale del 4 giugno 2018

A Bologna, cinque su sette giganti delle consegne di cibo a domicilio si sono rifiutate di firmare la carta dei diritti di base dei ciclofattorini, meglio conosciuti con il termine inglese che sublima e fotte “riders”. Hanno aderito solo Sgnam e Mymenu, che spediscono per strada 150 dei 500 scalatori cittadini. Niente assicurazione, asfalto e macchine con neve bora e pioggia, pagamento solo a prestazione, circa due euro e mezzo a consegna. In Francia almeno (e i giornali che svolazzano), ai due euro della consegna se ne aggiungono sette all’ora. Foodora, Glovo e Deliveroo intascano una commissione dai ristoranti che oscilla fra il 20 e il 30% del conto e una dai consumatori di circa 3 euro. Soldi a palate insomma per la “gig economy”, l’economia dei lavoretti occasionali messa a sistema, fiorita su condizioni che somigliano a quelle del proletariato inglese nelle fabbriche della prima rivoluzione industriale. Il sindaco di Bologna Merola ha suggerito ai suoi concittadini il boicottaggio delle compagnie non firmatarie. Porello, vive in un mondo tutto suo e non sa che a breve le ingiustizie del turbo capitalismo invisibile saranno risolte dal reddito di cittadinanza.

 

Luca Foschi

(Inviato di guerra da Aristan\ Aristan’s war correspondent)

In Francia almeno (e i giornali che svolazzano), ai due euro della consegna se ne aggiungono sette all’ora (da THE GREAT GIG IN THE SKY, editoriale di Luca Foschi)

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