GRIGIORE


Editoriale del 17 febbraio 2015

La nostra società è stanca e il segreto del successo consiste in una rassicurante normalità, confezionata in modo professionale. Il Festival di Sanremo di Carlo Conti ne è la riprova: vent’anni fa, quando andavamo ghiotti di sorprese spiazzanti, sarebbe stato un flop; oggi ha ricoverato sotto la protezione delle sue ali un pubblico trasversale che, frastornato, ha goduto di un’oasi di beata e piacevole prevedibilità. E hanno vinto i tre tenorini del Volo, rispetto ai quali Claudio Villa e Andrea Bocelli sembrano sperimentatori d’avanguardia. Oltretutto sono tre giovanissimi che fanno musica vecchissima: una miscela perfetta. Al cinema trionfa con incassi stellari “Cinquanta sfumature di grigio”, uscito il giorno degli innamorati: in apparenza un San Valentino sadomaso, nella sostanza frigido. Anche il best-seller della James arriva sullo schermo, come Sanremo, in una produzione glamour, molto curata nelle scenografie, nel taglio delle inquadrature e nelle musiche, ma priva di carica erotica e inerte sul piano narrativo. La storia della giovane studentessa iniziata alla sottomissione dal perverso dominatore Grey, davvero grigio, lascia alla fantasia delle spettatrici immaginare le diavolerie che si possono combinare con lacci, fruste e catene, perché la messinscena del sesso è scarsa e algida. La furbizia del film è quella di mettersi dal punto di vista della ragazza normale: turbata, perplessa e scandalizzata di fronte alle richieste birbone di quel pervertito. Avesse sposato lo sguardo di lui, sprofondando gli spettatori nel gusto claustrofobico del bondage, il pubblico ne sarebbe stato alla larga. Per scandagliare il morboso, infatti, meglio vedersi “Histoire d’O” o “Nymphomaniac” di Lars Von Trier. Al contrario, le esitazioni della normalità di fronte a una sensualità (moderatamente) inquietante hanno coinvolto le masse. Un po’ come le ragazzine erano andate in brodo di giuggiole identificandosi nella Bella di “Twilight” alle prese con l’innamoramento per il vampiro Edward: se il sesso è un rischio, “che paura che voglia che ti prenda per mano”, cantava De André. Ha capito tutto Michel Houellebecq, in vetta alla classifica dei libri con “Sottomissione”, per l’appunto. Per dire che siamo così stanchi da volerci liberare della libertà e non vediamo l’ora di sottometterci a qualcuno che, foraggiandoci di qualche soldo e un po’ di piacere, ci esenta dal vivere. Come, per l’appunto, il pubblico di Sanremo e l’Anastasia masochista light.

Fabio Canessa
preside del Quijote, Liceo Olistico di Aristan

COGLI L’ATTIMO

 

da Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini.

  • MANIFESTO DI ARISTAN


    ANTEPRIMA
  • PROMO ARISTAN ROBERTO PEDICINI


  • INNO


  • IL TEMPO DEI TOPI DI FOGNA


  • CIAO NADIA