GROTTESCO, PERVERSO, INACCETTABILE: ECCO IL VERO SCRITTORE CRISTIANO


Editoriale del 10 settembre 2019

C’è una profonda affinità tra la poesia (e, più in generale, la letteratura) e il cristianesimo. Lo dimostra Antonio Spadaro, un gesuita che apprezzavamo come uno dei più fini e intelligenti critici letterari su piazza già prima che diventasse direttore de “La civiltà cattolica” e stretto collaboratore di Papa Francesco: lo fa servendosi del pensiero di Karl Rahner, un teologo che, negli anni Cinquanta, ha coniugato teologia e arte, in una serie di saggi ancora inediti in Italia. C’è da rammaricarsene, dato il notevole interesse che una simile prospettiva offre; ma non troppo, perché la sintesi ragionata che ce ne offre Spadaro nel suo bellissimo saggio “La grazia della parola” (Jaca Book) supplisce per ora esaurientemente, con una scrittura che si snocciola fluida e concettosa (mentre gli estratti dei testi di Rahner sono caratterizzati da una sintassi piuttosto involuta). Non aspettatevi un saggio parrocchiale ed edificante, che invita alla catechesi e censura contenuti lontani dalle vie della fede. Tutt’altro. Citando Flannery O’Connor, sostiene l’idea sacrosanta che “gli scrittori che vedono alla luce della loro fede cristiana saranno, di questi tempi, i più fini osservatori del grottesco, del perverso e dell’inaccettabile”. Poiché “la grande poesia è possibile soltanto se il poeta si pone autenticamente di fronte a se stesso”, ne consegue che il peccatore “è nel beato pericolo di incontrare Dio più di quanto lo sia il piatto borghesuccio, che paurosamente sfugge a priori agli abissi dell’esistenza, rifugiandosi in quella superficialità nella quale non si incontra il dubbio, ma neppure Dio”. Nella vera letteratura “non c’è nulla che possa frenare il cristiano dal considerarla, anche se essa esprime una visione delle cose intrisa di peccato”. Guai a quei critici cattolici che scambiano il cristiano per un “cuore d’oro”, ansiosi di portare dalla loro parte scrittori dichiaratamente atei! “Un cuore d’oro sarebbe un bell’impiccio quando si scrive narrativa” e l’autore che nega Dio e la fede “va rispettato nelle sue convinzioni senza forzature”. Niente è “più duro e meno sentimentale” del realismo cristiano e la grande narrativa è l’arte “più vicina all’uomo nel peccato, nel dolore e nella speranza”. Brutto segno quando si fa il cristiano di professione, senza inoltrarci nell’“estrema oscurità” dell’esistenza. La parentela tra letteratura e teologia sta invece nell’essere entrambe “un modo di decifrare il mondo”, atti “di discernimento” indispensabili per vivere. Il ruolo del poeta e del mistico implica “un contatto immediato con una realtà interiore, inattingibile in altri modi”. Il libro, “ricordo interiorizzato” dell’esperienza, ha il potere di allontanare e insieme avvicinare l’uomo al proprio mondo, facendogli ritrovare se stesso e “la misura dei suoi rapporti con la realtà”. Così la virtù della lettura partecipa del paradosso cristiano di “astrarci dal mondo per trovargli un senso”, cioè “entrare in un mondo diverso rispetto a quello della nostra vita per discernere il senso proprio del nostro mondo”. Il poeta e il sacerdote sono entrambi “ministri di quel sacramento della realtà che è la parola”, e la letteratura non serve a spiegare la vita, ma a dispiegarla, in tutte le sue ambiguità e contraddizioni, serbando il senso del mistero: “acuisce la percezione, scopre abissi, rivela dinamiche interiori e profonde”, è, insomma, un “concentrato di vita”. Il suo compito è quello di sferzare la nostra pigrizia e la paura di conoscere, lasciandoci senza risposte ma ricchi di feconda inquietudine. Per concludere ancora con la O’Connor: “la narrativa riguarda tutto ciò che è umano e noi siamo polvere, dunque se disdegnate di impolverarvi, non dovreste tentar di scrivere narrativa. Non è cosa abbastanza nobile per voi”.

Fabio Canessa (Preside del Liceo Olistico Quijote di Aristan)

la narrativa riguarda tutto ciò che è umano e noi siamo polvere, dunque se disdegnate di impolverarvi, non dovreste tentar di scrivere narrativa (da GROTTESCO, PERVERSO, INACCETTABILE: ECCO IL VERO SCRITTORE CRISTIANO, editoriale di Fabio Canessa)

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