I GUARDONI E GLI ULTRASUONI*


Editoriale del 25 settembre 2013

“Noi cosiddetti ‘umani’ siamo quasi tutti dei guardoni: guardiamo l’orologio, guardiamo le vetrine, guardiamo quelli dell’altro sesso che passano e ci guardano, guardiamo le cascate del Niagara, guardiamo l’acrobata col tatuaggio sul collo. Noi guardiamo… guardiamo, ma raramente sappiamo vedere. Raramente il nostro sguardo sa cogliere l’Apocalisse, la Rivelazione…”.
Da giorni mi tornano in mente le parole che Nichi Grauso ha pronunciato nella sua orazione funebre per Icaro, il pipistrello. Per lui i pipistrelli sono alieni ciechi che non hanno bisogno di vedere lo spazio perché loro sono lo spazio. Tutto lo spazio. “Gli ultrasuoni che emettono – ha detto – sono molto più un inno di gloria per il Creato che una guida per i loro movimenti”.
Ho ucciso Icaro solo per una tragica fatalità, ma non riesco a evitare il rimorso. Mi serve un giudizio, un tribunale che mi assolva con formula piena. Invece niente. Solo sguardi pieni di rancore.
Da qualche giorno piove senza sosta su Kapingamarangi e Nichi, incurante dell’acqua, va in giro vestito da Batman. Ghighi Gessa che non ha smesso di osservare gli effetti del sakau su di lui** dice che questo atteggiamento non ha niente a che fare con quella bevanda rasserenante, dice che è semplicemente un modo eccentrico per celebrare un collega; una cosa normale per uno come Nichi. Ma per me sbaglia: vestirsi da Batman per celebrare un pipistrello morto non è normale per nessuno. Tra l’altro una delle indigene che frequenta la capanna dei suoni e delle danze mi ha confidato che da ieri Nichi ha chiesto di essere chiamato Batnik.

Filippo Martinez

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**Nichi e il pipistrello erano le sue due cavie, e Nichi lo è ancora

COGLI L’ATTIMO

 

da Il processo (Le Procès 1962) diretto da Orson Welles, con Orson Welles e Anthony Perkins

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