ICONOGRAFIA POLITICA, SECONDA PUNTATA: LUIGI DI MAIO


Editoriale del 2 febbraio 2018

Luigi Di Maio è una perfetta operazione di psicopolitica. Cerco di spiegarmi. Il Movimento 5 stelle in questi anni ha accumulato consensi e feroci detrazioni. I suoi sostenitori sono stati corroborati da dichiarazioni d’intenti (sostenute da fatti, come la rinuncia a parte dello stipendio in favore di imprese innovative) che riportavano la politica su un piano “umano”; i suoi detrattori invece – dopo una prima fase di attacchi concentrati sul suo dominus, Beppe Grillo, con definizioni come guitto, buffone, clown, istrione, declinate nella loro accezione semantica più negativa – hanno rinforzato le accuse di populismo, incompetenza e ignoranza e hanno indirizzato i loro strali anche ai nuovi leaderini. Ebbene in questa tornata elettorale Grillo ha capito che per perfezionare il suo progetto di rivoluzione avrebbe dovuto essere più rassicurante, più dialettico e meno radicale su certe posizioni. Insomma, ha capito che avrebbe dovuto essere un altro. Così, pur mantenendo il suo carisma sul movimento, si è ritirato e al suo posto ha fatto in modo che apparisse Di Maio.
Tanto Grillo è luciferino, istrionico, scapigliato, estemporaneo, sarcastico e struggente; quanto Di Maio è curiale, composto, controllato, didascalico, ragionevole e impenetrabile. Il volto di Grillo è mobile: va dal candore infantile al ghigno satanico; quello di Di Maio invece può essere soltanto sorridente a tutti denti o non sorridente. Di lui, in qualche modo, si può dire quello che il regista Sergio Leone diceva del suo attore preferito: “Clint ha due espressioni: col sigaro e senza il sigaro.” Ma, per concludere, aldilà della psicopolitica, credo che il vero, inconfessato obiettivo di Beppe Grillo sia stato quintessenzialmente artistico: è riuscito a trascendere lo spazio teatrale e ora si sta ritirando in una dimensione destinata a diventare sempre più immateriale, quasi un luogo dello spirito. Da lì, comunque vadano le vicende elettorali, potrà assistere, emozionato, alle sue conseguenze.

Filippo Martinez (Estetista di Aristan)

Tanto Grillo è luciferino, istrionico, scapigliato, estemporaneo, sarcastico e struggente; quanto Di Maio è curiale, composto, controllato, didascalico, ragionevole e impenetrabile. (da ICONOGRAFIA POLITICA, SECONDA PUNTATA: LUIGI DI MAIO, editoriale di Filippo Martinez)

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